Il bambino timido non è un maleducato

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Un bambino timido spesso passa per maleducato o viziato. La soluzione è forzarlo a superare la sua timidezza o concedergli i suoi tempi?

Foto di Dawn Ashley - licenza CC Flickr
Foto di Dawn Ashley – licenza CC Flickr
– E saluta la signora!!!
– Vai al negozio qui sotto a prendere una confezione di uova.
– Sta chiedendo a te come ti chiami, mica a me. Rispondi!
– Tieni, Amicadimammacheconosciappena vuole parlare con te al telefono (mi raccomando, parla, non come al solito!)
– Non farmi fare brutta figura!

Ho risvegliato incubi d’infanzia a qualcuno? Bentrovati miei amici timidi, o ex-timidi, che hanno cercato di inghiottire la timidezza crescendo, ma che, in un angolo del loro stomaco (sì, la timidezza agisce proprio sul fondo dello stomaco), sentono ancora una stretta di panico.

Essere timidi da bambini è una tortura. O meglio, essere timidi è sempre una tortura ed è un lavoro enorme quello di imparare a superare l’ostacolo della timidezza ad ogni età e in ogni occasione. Ma essere timidi da bambini fa provare proprio un senso di smarrimento ogni volta che viene imposto un contatto umano: fa sentire ancora più piccoli.

Il timido non è necessariamente introverso: ha solo bisogno di tempo e di stabilire un rapporto, poi magari diventa la persona più aperta e comunicativa che conosciate. Il timido di solito si blocca con chi conosce poco. Basterebbe concedergli quel po’ di tempo che la rapidità dei contatti sociali non concede, soprattutto ai bambini.

Molti di noi hanno imparato a convivere benissimo in modo accettabile con la timidezza. Basta farsi una violenza inaudita e balzare oltre quel momento iniziale in cui vedi il baratro nero che sta per inghiottirti. No, ma che ci vuole?
Io per esempio ho scelto il lavoro peggiore per una persona timida, parlo in pubblico, anche a braccio, riesco a fare conversazione con persone di ogni tipo anche del tutto sconosciute.
Certo, il fatto che io non mi ricordi mai il nome di una persona appena mi viene presentata è un dettaglio: non significa affatto che in quel momento sento un fortissimo ronzio nelle orecchie e l’unica cosa che percepisco è la mia voce che dice “coraggio, si va in scena”. Magari son distratta!

Ecco no. Difficilmente un timido è distratto quando viene a contatto con gli altri. Un timido ha tutte le antenne alzate, percepisce ogni movimento, ogni vibrazione. Se non vi guarda negli occhi, non è per disinteresse o scortesia: è perché sta cercando di sopravvivere alla vostra stretta di mano cercando un gancio in mezzo al cielo (cit.) che lo tiri via da lì.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Perché io provo tanta comprensione e tenerezza verso i bambini timidi.
Quando mi presentate i vostri figli dicendo “di’ ciao a Silvia!!! Di’ come ti chiami!!!“, mentre loro mi guardano in cagnesco e si rifugiano dietro di voi, io con lo sguardo cerco di comunicare: “giuro, non è colpa mia, non serve che tu mi dica ciao o il tuo nome, me lo ha già detto la tua mamma o il tuo papà, tranquillo, non salutarmi, non dirmi niente: so tutto” e mi unirei al loro sguardo sbieco verso di voi.

Da bambina timida, sono diventata mamma di un bambino timido. Non che questo sia inevitabile, non credo ci sia della genetica. Però, quando ho visto lo smarrimento nei suoi occhi, io l’ho riconosciuto subito e mi sono ripromessa che non avrebbe passato quello che ho passato io (vabbè, dai, ne sono uscita benino).
No, tesoro, mamma non ti costringerà a salutare gli estranei, non ti manderà a fare commissioni se non ti sentirai pronto, non ti imporrà conversazioni.
Eh, sì… facile a dirsi. Lo spettro giudicante del bambino maleducato è lì dietro l’angolo. E se non è maleducato è viziato e se non è viziato è scostante e se non è scostante è… timido, che in un mondo dove l’aggressività e la spavalderia sono viste come doti dei vincenti, è un difetto.

E allora cosa ho fatto? Qualche piccolo consiglio per aiutare un bambino timido.

Insegnare a salutare

Prima di tutto sono venuta a patti: salutare è il minimo sindacale. Esiste la tua timidezza, amore di mamma, che io capisco, è reale, non la ignoreremo, non faremo finta che è una sciocchezza. Ma esiste anche il mondo là fuori, dove salutare le persone è segno di rispetto.
Un ciao, da piccolo, un buongiorno, da più grandicello e finisce lì. Un piccolo gesto sul quale il compromesso è necessario per insegnarti che viviamo in mezzo agli altri e se anche i tuoi sentimenti sono importanti e vanno difesi, ci sono quelli delle persone con cui vieni in contatto che non sono da meno. E poi una volta che si è detto quel ciao, lo spettro del bambino maleducato è già stato abbattuto: è un affare!

Fare da filtro

Se la timidezza è una questione di tempi di approccio, io adulto posso rendergli più semplice l’avvicinamento alle persone filtrando quel momento drammatico per ogni timido che è il primo contatto. Senza sostituirmi a lui, posso agevolargli i primi passi: presentarlo, dire la sua età, dire a lui il nome di chi gli sto presentando e chi è. In fondo è quello che farei tra due adulti che non si conoscono: quando presentiamo due persone diciamo i loro nomi e cosa le mette in relazione (lavoro, amici comuni). Perché negare questa delicatezza a un bambino?

Aspettare

Se per lui è un problema entrare in un gruppo, in un luogo o in contatto con una persona, è certo che non possiamo concedergli del tempo?
Un esempio: una festa alla quale è stato invitato, ma non conosce molti altri bambini o non si sente a suo agio perché l’ambiente non è familiare. Quante volte ci siamo trovati in questa situazione noi! Buttare nella mischia un timido è come lanciarlo dall’aereo senza paracadute.
Se vuole stare vicino a mamma o a papà più degli altri è davvero un problema? Se siamo lì ad accompagnarlo cosa altro abbiamo da fare? Se vuoi fare “da tappezzeria”, sono qui al tuo fianco: stiamo a guardare.

E poi? Avete altri consigli? Come ve la siete cavata con i bambini timidi?

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16 COMMENTI

  1. Io da (ex?) timida sono spiazzata dai comportamenti di figlia estroversa. A 4 anni entra spesso a comprare il pane da sola (x gioia del panettiere che se la ride) o mi paga il caffè – sfruttamento iniziato quando è nato il fratellino piccolo, ma già da quando era piccolissima era contenta di prendere lo scontrino (era prima di scoprire che la carta chimica cede ftalati).

    Quando ha i suoi momenti di timidezza non la forzo mai, ho troppo vivi in testa i ricordi delle forzature subite.

  2. Mia figlia, 11 anni, è sempre stata timida. Proprio come descrivi tu: si ambientava alle feste di compleanno quando era ora di andare via. Essendo timida anch’io, non l’ho mai forzata e, anzi, ho sempre apprezzato questo suo modo di “studiare” l’ambiente e le persone prima di avvicinarle invece di buttarsi a capofitto. Ogni tanto facevo qualche tentativo tipo “vai tu a pagare il conto?” in pizzeria, ma senza successo.
    Finché un giorno, dopo l’inizio della scuola media, siamo andati in tabacchino per comprare le caramelle e ha fatto tutto sola, esibendo un’educazione oxfordiana: salutato entrando, chiesto gentilmente quello che voleva, pagato, salutando uscendo. Si vede che era arrivato il suo momento, in cui si sentiva sicura di quello che stava facendo. Per lei è stata questione di tempo e di essere sicura di avere gli strumenti giusti per affrontare la situazione.

  3. Questo articolo mi ha dato modo di riflettere sul mio figlio grande che ha 7 anni ed è socievole coi suoi pari, ma in difficoltà con gli adulti. La mattina ci fermiamo sempre al panificio a prendere la merenda per lui e il fratellino e spesso nella fretta gli dico: vai tu dentro, dì a Paola che vuoi il solito, ecco 1 euro per pagare. Non c’è verso: non lo vuole proprio fare e ora che ti ho letto non glielo chiederò più.
    Credo che arriverà il momento in cui si sentirà pronto, senza che io lo forzi!

  4. Io sono spesso stata scambiata per timida quando in realtà sono solo introversa: se non ho niente da dire taccio. Quello che ho imparato a fare è stato accettarmi, a volte spiegarmi se mi trovo con persone amiche. “Ehi, volevo diri che non sono arrabbiata ne mi sento a disagio, solo non ho voglia di parlare, ma ascolto. Mi sopporti lo stesso?”
    Invece da bambina e da ragazza più volevo starmene sola, in silenzio, in ascolto, più credevo di essere sbagliata.
    Però a salutare non ho mai, mai imparato. E sì, si sono offesi in tanti.

  5. Io dalla timidezza mi sentivo male !
    Avevo una spada conficcata nello sterno.
    Un disagio un dolore e non capivo perché mi guardassero.
    Ora ho mio figlio così , per fortuna lui è più forte e meno chiuso, quindi riusciamo ad invogliarlo ad aprirsi anche solo per provare a fare un esperienza nuova .

  6. Una cosa utile può essere giocare a far finta di essere nei contesti imbarazzanti: giocare a comprare qualcosa al negozio, a rispondete al telefono, a fare le/i signor* che ricevono visite e si salutano e si portano i regali, tutte situazioni in cui conoscere un comportamento “standard” e averlo sperimentato in un contesto meno difficile può essere di aiuto

  7. bambina timidissima e schernita presente, faccio un lavoro per il quale mi tocca essere socievole e ormai quasi non sembra lo sia stata, timida.
    Mia figlia va a intermittenza, e cerco di rispettare i suoi momenti di timidezza (anche se la faccio salutare in tutte le lingue del mondo, e questo mi costerà mille miliardi)

  8. Eccomi, bambina timidissima migliorata negli anni, mamma di timido grande e timido (a seconda delle occasioni) piccolo. Come dici tu a nulla serve buttare nella mischia spingendo da dietro, se mai il nostro compito è accompagnare e aiutare il loro processo di apertura, con molta pazienza e delicatezza. Perchè il timido quando, e con chi, si apre ha una ricchezza interiore grandissima.

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