Il bambino e l’adulto amplificati e la “sindrome del colibrì”

13

La paternità (o maternità?) dell’espressione “sindrome del colibrì” è di Silvietta e l’ho scoperta in questo suo post. La trovo molto calzante per descrivere quel comportamento tipico di molti amplificati, che ci porta a passare da un pensiero all’altro, da una faccenda all’altra, da un impegno ad un altro “sbattendo le ali come un colibrì impazzito“, lasciando sospese cento cose, senza finirne mai una.
L’amplificato spesso ha circa una decina di pensieri in testa che convivono beatamente e contemporaneamente ed ogni impulso dall’esterno ne determina uno nuovo. Il vero problema è che l’impulso esterno può essere anche impercettibile: sentire un suono lontano e quasi indistinguibile, vedere un oggetto privo di un significato apparente… Tutto è buono per DISTRARSI.
Ma se questo capita ad un adulto, quanto sarà facile distrarre un bambino amplificato?
La CONCENTRAZIONE è un gran dono, è il segreto del fare ogni cosa presto e bene, è andare dritti all’obiettivo, è non perdersi per strada. Io credo molto al potere della concentrazione e credo che sia frutto di un’autodisciplina e, per questo, va imparata e praticata per non perdere l’allenamento. Ancor di più la concentrazione va insegnata, soprattutto ad un bambino amplificato.
Il primo momento in cui ci scontreremo con la capacità o meno di concentrazione di nostro figlio, sarà sicuramente l’impatto con la scuola primaria. E’ bene, però, arrivarci già preparati, ovvero già allenati.
Concentrarsi sul gioco. Secondo me non è un controsenso. Sono d’accordo che il gioco sia un momento di svago e di espressione di sè, ma soprattutto nei primi anni, quando il gioco è l’unica attività dei bambini, è bene insegnargli a scandire i tempi e a portare a termine un gioco iniziato. Per esempio, porre la regola che un giocattolo va messo a posto, prima di passare a giocare con un altro, aiuta il bambino, anche piccolo, a capire che un’attività è finita prima che se ne inizi una nuova. Questo sarà un concetto prezioso per la sua autodisciplina futura.
Spiegare il valore pratico della concentrazione Concentrarsi non può essere un mero esercizio di stile, concentrarsi e fondamentalmente utile. Iniziare e finire un’attività senza interruzioni e con attenzione a quello che si fa, rende tutto più sbrigativo ed il risultato è migliore. Quale migliore insegnamento per un bambino, fargli capire che, più è concentrato e prima finiranno i compiti e, quindi, prima si andrà a giocare?
Cercare un ritmo adatto. Ognuno ha i suoi tempi di esecuzione di un compito o di svolgimento di un pensiero. Girare su tempi sbagliati non aiuta, destabilizza. Per essere veramente concentrati bisogna girare con il ritmo giusto. Avete presente la frase che Hudson Hornet dice in cuffia a Saetta McQueen durante l’ultima gara? “Ragazzo, trova un ritmo che ti stia comodo e recupera quel giro!” Ecco, volete un esempio migliore da offrire ai vostri bambini di una citazione da Cars?
Aiutiamoli a scoprire il ritmo giusto e personale per ogni diversa attività: ognuno potrà aver bisogno di poco tempo per scrivere e più tempo per contare. Come in tutte le attività, l’allenamento aiuta: una volta scoperto in cosa si ha il ritmo più lento, è bene allenarsi di più in quello per migliorare il ritmo, se si sente che questo è necessario. Ai ritmi giusti la concentrazione è più spontanea.
Concentrarsi insieme. Se vogliamo essere dei “genitori allenatori” dobbiamo metterci in gioco e partecipare. Tutte queste cose vanno insegnate e per farlo bisogna praticarle. Se seguiamo il nostro bambino nei compiti, cerchiamo di non farlo con la testa da un’altra parte, anche se siamo alle prese con i compiti semplici delle prime classi delle elementari, cerchiamo di restare concentrati anche noi con loro. Se gli leggiamo un libro, seguiamo veramente la storia. L’allenatore partecipa,non si estranea dalla lotta!
Io ancora oggi, dopo l’esperienza degli studi universitari in assoluta “autogestione” (dato che alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, almeno 20 anni fa, eri lasciato solo a te stesso) e nell’attuale esperienza di un lavoro totalmente autonomo, nel quale se non ti sai gestire, rischi di sforare scadenze che possono valere la libertà di una persona (che poi ovviamente non viene a protestare educatamente e non gliene importa molto che hai l’assicurazione professionale!), ho dovuto trovare un metodo.
Il metodo semplice e pratico delle “liste permanenti“: scrivere ogni facenda (latinismo) indicandone priorità per importanza e scadenza e tenere la lista in un posto che sia sempre visibile.
Il metodo, più interiore, più mentale, dell'”iniziare e finire, sempre“: è vietato lasciare una cosa in sospeso, se la inizio la devo finire, anche contro gli stimoli esterni che mi manderebbero in altre direzioni.
Il metodo del “coprire i rumori ed i pensieri di sottofondo” che, per me non consiste affatto nel pormi nel silenzio assoluto, anzi. Il silenzio, per chi è sensibile ai rumori, è pieno di voci di sottofondo, richiami lontani. Allora il mio metodo è nel fare rumore: accendo la radio, metto la musica, così mi creo un rumore costante, presente e ben definito che mi copre anche i pensieri “fuorvianti”. Ovviamente quest’ultimo metodo non è generalizzabile e qualcuno potrebbe anche far volare l’i-pod dalla finestra dopo 10 minuti.

Prova a leggere anche:

13 COMMENTI

  1. Mammacattiva, direi che è soprattutto nel momento della stanchezza che, ricorrere ad uno schema, alle “liste permanenti”, aiuta a non perdere del tutto la bussola.
    Io sono rimasta concentrata sul lavoro anche quando dormivo tre ore per notte per tre anni. E credo proprio che in questo mi abbiano aiutato le mie “tecniche” acquisite col tempo per non svolazzare come un colibrì impazzito.
    Del resto è anche vero che non avevo tante altre possibilità: se perdo una scadenza o mi salta un’udienza posso combinare guai molto seri e non riparabili. Diciamo che, in certi momenti, indipendenti dal mio grado di stanchezza, non ho tanta scelta se posso o meno rimanere concentrata.
    Certo, applicata al Sorcetto la questione non è tanto drastica. Mi piace però trasmettergli il concetto che l’AUTOdisciplina non è un’imposizione esterna, ma un modo per essere efficiente ed efficace nelle proprie azioni. Sopriattutto per chi, come noi, ha dentro una forza dispersiva sempre attiva.
    Secondo me la disciplina che viene da te stesso non provoca reazioni opposte, non istiga alla ribellione, perchè non ha molto senso ribellarsi a se stessi. Cerchi un modo per fare bene quella cosa, qualsiasi essa sia, il modo che ti calza meglio: se quella cosa la devi fare, l’unica scelta che hai è farla al meglio e con la minor dispersione di energia.
    Ovviamente, se funziona, lo scopriremo solo vivendo 😉

  2. Silvia mi piace molto questo post. L’ho aspirato fino all’ultima parola e mentre lo leggevo pensavo “sì ma in tutto questo c’è il fattore stanchezza che ti distoglie da ogni buon proposito… Ho proseguito e visto che al solito Silvietta è sulla mia lunghezza d’onda. Lo ribadisco cmq perché veramente tutto perde di senso quando siamo predominati dalla fatica. Il semino della disciplina deve poi essere la nostra sfida. Per me l’esempio pratico più calzante riguarda l’igiene, lavarsi i denti piuttosto che farsi il bidet, che noia! Quando invece diventa parte di un quadro quotidiano di disciplina, da grandi poi, proveremo una strana sensazione ad andare a letto con quello strano saporino in bocca…
    Chi invece non ama la disciplina vende la teoria che provoca una reazione opposta. Ergo lo scopriremo solo vivendo 🙂

  3. Silvietta, aspettavo con ansia il tuo ritorno dalla vacanza per sentire cosa ne pensassi della rielaborazione della tua “creazione”.
    Purtroppo ho ormai svelato che i miei filosofi di riferimento sono quelli della Disney-Pixar, ma spero di non aver perso, per questo, troppa credibilità (ammesso che io ne avessi una)!
    Confermo che la stanchezza è una pessima alleata: io, se sono stanca, mi ritrovo sempre a concentrarmi sulla cosa sbgliata, quella meno urgente o importante, persa nella convinzione che si tratti di un’attività utilissima!

  4. …intanto grazie per il riconoscimento della “maternità” della sindrome :D!

    Ho letto il post dalle vacanze e mi è piaciuto molto – come sempre accade con GC! – l’ho trovato divertente, utile ed educativo.
    – Divertente perché mi ha aiutato a sorridere di un atteggiamento che ultimamente mi sta dando parecchio filo da torcere.
    – Utile perché ho trovato nuovi elementi per “diagnosticare” la sindrome (io uso Radio24 per ammortizzare il lavoro :-)! )
    – Ed educativo anche per le future generazioni – caso mai dovessero soffrirne …

    Non so se serva alla discussione, ma mi sto accorgendo sulla mia pelle che la STANCHEZZA è una pessima alleata in caso di sindrome da colibrì (impazzito): infatti mi manca la lucidità per il mantra “inizia finisci sempre”, il tempo per assegnare priorità inderogabili alle facende della todolist, la forza per dare una svolta al tornado che si è impossessato di me mentre faccio faccio faccio mille e più cose.

    Attualmente, quindi, la reazione è stata quella di mettere ogni cosa nella todolist per SVUOTARE la mente e ridarmi delle priorità. E poi… ritornare a cercare il RITMO ADATTO (ora che ho la frase di Cars, volo anch’io :-D)…

    A presto, grazie ancora!

  5. In teoria mi sembra tutto estremamente giusto, ma quando sono alle prese con la puledrina le cose si complicano. Noi stiamo insistendo sul fatto che lei chiede le cose sempre partendo dal “VOGLIO”. Noi le diciamo che l’ERBA VOGLIO non esiste nelle nostra casa e se si vuole una cosa si chiede “per favore”. Ora lo usa anche troppo, perdendone anche un po’ il senso, ma forse è come dici tu il semino c’è, speriamo che cresca!!

  6. Eppure secondo me il semino dell’autodisciplina va piantato da piccoli. Poi gli si da il tempo di crescere. Sono quei piccoli insegnamenti che restano dentro ed un giorno ti accorgi di averli radicati in te. Qui parlo della mia esperienza personale di amplificata, facilmente distraibilie, ma, tutto sommato, ben organizzata e piuttosto autodisciplinata fin da piccola. Credo che mia madre (meno mio padre) ci abbia messo un bel po’ del suo ed io me lo sono ritrovata nel corso della mia vita senza neanche accorgermene troppo: diciamo in modo non invadente.
    Cominciare presto è sempre un investimento per il futuro.

  7. Hai ragione Silvia, la concentrazione è un gran dono, e io penso che sia il più grande che possiedo, come quello di iniziare una cosa e portarla sempre a termine. Hai ragione anche sul fatto che tutto va insegnato al bambino e che nella vita si può e si deve migliorare. Ma come ben sai il temperamento di un bambino, la sua indole è ben definita da quando nasce. L’autodisciplina, a parere mio, è qulacosa di innato: se cel’hai ok, altrimenti la impari, ma solo da grande quando sei costretto dalle scadenze e dagli impegni.
    Grazie per i validi insegnamenti.

LASCIA UN COMMENTO