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I bambini e la noia

Scritto il 25 Aug 2011 da Serena 32 Comments

Estate! Tempo di giochi all’aperto, di corse, di castelli di sabbia. Forse. Ma per me l’estate è anche tempo di noia, di dolce far niente.
L’estate è fatta di giornate da riempire come si vuole. Ma anche di pigrizia, di voglia di starsene semplicemente li. E’ la stagione per eccellenza in cui i grandi ti chiedono “che fai?” e tu rispondi “niente” (cit. Winnie The Pooh)
Eppure io ho la sensazione che la generazione dei nostri figli sia troppo abituata ad essere intrattenuta.

Non so se è grazie alla maturità che si raggiunge con il secondo figlio, ma mi capita sempre più spesso di guardare mamme e papà con il loro primo figlio che si affrettano ad offrire sognagli, a proporre giochi, a fare domande e dare risposte, e a trattenermi dal dire “ma lascialo stare!”. Perché spesso li vedo intervenire anche quando il figlio in realtà se ne sta tranquillo a farsi i fatti suoi. Sono stata anche io così con il Vikingo? Forse, ma il mio instinto mi porta spesso a seguire la filosofia del lasciare vivere, ossia finché il bambino non mi cerca io non ci sono.
Però ammetto che con il primo figlio sono stata cercatemente più proattiva che con il secondo figlio, anche grazie alla differenza di temperamento tra i due.

Penso alla mia infanzia e non ho memoria di mia madre seduta sul pavimento a giocare con me e mia sorella, anche se sono certa che lo abbia fatto più di una volta. Mi ricordo più di mio padre, soprattutto se si trattava di costruire una pista troppo difficile da fare da sole, ma mia madre no. Eppure me la ricordo cantare in macchina con noi, o giocare ad arriva un bastimento carico di…per intrattenerci nei lunghi percorsi. Ma quando si stava a casa lei aveva le sue cose da fare, e noi dovevamo ingegnarci da sole ad intrattenerci. La TV veniva vista decisamente molto poco, i videogiochi erano inesistenti, e non c’era nessun i-coso da accendere.
E il mio ricordo dei pomeriggi passati ad annoiarci è velato di una sensazione di piacevolezza. Anche perché era proprio in quei pomeriggi che siamo riuscite ad inventare i giochi più divertenti.
In fondo sono convinta che la noia sia il seme della creatività.
Svuotare il cervello, potersi rilassare invece di correre tra una attività e l’altra, avere l’imbarazzo di scegliere cosa fare e decidere di non fare nulla. Questa è l’attività migliore per sviluppare idee nuove.

Eppure quella richiesta continua di attenzione da parte del Vikingo, quel “mamma mi annoio” è sempre li presente a farmi chiedere come sia possibile trascorrere una giornata a casa e riuscire a malapena a svuotare la lavastoviglie.

Mi ricordo mia nonna materna, che ha cresciuto 5 figli e 7 nipoti. E nemmeno lei giocava con noi. Ci raccontava storie, è vero, però me la ricordo impegnata nelle sue mansioni domestiche e noi nipoti a giocare da soli o ad aiutarla ad aprire baccelli di fagioli. Anche ad annoiarci nel farlo. O ad annoiarci da soli.

Allora mi chiedo se e dove sbagliamo. Con questo essere sempre e comunque a loro disposizione per intrattenerli in qualche modo non stiamo forse privandoli della possibilità di annoiarsi a dovere? Con il nostro offrirgli di vedere un film o tirare fuori un videogioco per superare un momento di noia, non gli stiamo forse togliendo la possibilità di sviluppare la fantasia, di fermarsi a coltivare la loro creatività?

Oggi ho una gran voglia, al prossimo “mamma vieni qui. Mi annoio!” che viene urlato dall’altra stanza, di rispondere “bene tesoro! Annoiati un po’! Che di noia non è mai morto nessuno. E magari ti fa anche un po’ di bene.”
Lui non capirà. Non subito comunque.
Forse si arrabbierà con me.
Ma non importa.
Forse troverà una soluzione anche da solo.
E la noia potrebbe anche trasformarsi in un’ottima alleata.

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32 Comments »

  • Chiara ha scritto:

    Questa riflessione la faccio spesso anche io. Mia madre, insegnante, a casa lavorava: si preparava le lezioni, leggeva, correggeva i compiti. Mi ricordo chiaramente che andavo da lei a dire che mi annoiavo e non ricordo le risposte, ma certo dovevano essere simili a quelle che ipotizzi tu. Ho imparato a leggere presto, forse non casualmente…
    Aggiungo un’altra riflessione. Noto in mia sorella, che ha figli più grandi, una tendenza a continuare ad impicciarsi dei giochi dei figli anche se invita degli amichetti a casa. La sua idea è: facciamo tutti insieme un gioco da tavolo. Anche questo, a casa nostra, esisteva solo a Natale (ed era uno dei segni di eccezionalità della festa). Per il resto giocavamo da soli, chiusi in camera, e ideavamo giochi mirabolanti e avventure segrete che ancora ricordo. Non sarà che abbiamo un po’ troppa smania di controllo?

  • Serena (author) ha scritto:

    @Chiara hai colto il senso del mio post. Non so se si tratta solo di smania di controllo però, a volte ho la sensazione che sia una cosa più complessa. Il fare figli oggi è diventato un Progetto. Prima i figli si facevano e basta, era parte della vita, e la vita stessa andava avanti. Ora è una decisione importante, ci si pensa a lungo, spesso si pianifica nel minimo dettaglio, si aspetta il momento giusto, e a quel punto forse si ha una spinta fortissima al voler far parte della loro vita ad ogni costo. Il problema è quando questo diventa controproducente per il loro sviluppo e la loro autonomia. Inoltre non ci fanno troppo bene tutte le spinte pubblicitarie a doverli “stimolare” fin dai primi giorni di vita. Un giocattolo non ce lo vendono più come un semplice giocattolo, ma come un mezzo educativo, grazie al quale il bambino diventerà come minimo più intelligente. E allora se il pargolo dice che si annoia ci sale l’ansia: oddio, forse non lo stiamo stimolando abbastanza? ;)

  • Rossana ha scritto:

    Io invece penso che i genitori dovrebbero mettersi più a terra e giocare con i bimbi, una volta appunto non lo si faceva e secondo me era negativo, bisogna comunque insegnarli a non annoiarsi come si insegnano altre cose poi non dico che bisogna stargli sempre attaccati ma almeno iniziare qualcosa insieme e poi lasciargli proseguire da soli.

  • Lorenza ha scritto:

    La noia…ricordo settimane estive passate da mia nonna a far niente. Andavo in bicicletta, leggevo, i pomeriggi scorrevano lunghi.
    Però questi tempi dilatati non sono andati persi, ricordiamoci che i latini consideravano l’ozio non come accezione negativa, ma come tempo per pensare. Beh, io all’epoca non avrò certo filosofeggiato, ma ad esempio per riempire il tempo ho imparato a fare i cruciverba.
    Credo che manchi questo adesso, nell’ansia di riempire ogni secondo perdiamo i momenti per fermarci. Alla fine credo che quello di annoiarsi dovrebbe essere un diritto!
    (Detto da una che potendo programmerebbe il secondo…) :-)

  • Monica ha scritto:

    Ottimo argomento. Anche io adoro “annoiarmi” e sono convinta che farebbe bene anche a mia figlia impararne il valore. Però temo che questo sia un difetto della modernità: siamo sicuri che la noia appartenga ancora alla nostra società? Per quanto mi riguarda, io lavoro fuori casa a tempo pieno e “posso” annoiarmi solo 15 giorni l’anno (ferie), perchè per il resto è una continua corsa contro il tempo. Noi genitori siamo i primi ad essere iperstimolati da mille attività extra e non (con internet tutto si è velocizzato)… e se ci si pensa lo stesso modo di lavorare ha aumentato il ritmo nell’ultimo decennio… Ripenso ai miei genitori ma vi assicuro che loro non erano affannati come noi, ricordo davvero mille momenti conviviali, tempo di organizzare, tempo anche per annoiarsi. Io sono stata a casa con mia mamma fino a 5 anni, dopodichè ho cominciato soft con l’asilo part-time. Mia mamma era presente 24 ore al giorno, non ne ho mai sentito la mancanza anche se raramente giocava con me. Ora per i nostri figli, nella maggior parte dei casi (per dovute ragioni lavorative, ma anche no), si parla di nido a tempo peno, di campi estivi, di laboratori e attività extrascolastiche. Quando hanno tempo per imparare ad annoiarsi? A casa? Sì, però non ci vedono mai, e a me personalmente sembra brutto vederla giocare da sola quando finalmente posso esserci. Io mi sono resa conto più volte, in vacanza, che io e mio marito la cercavamo anche quando lei era tranquilla, perchè ci mancava, perchè durante l’anno la vediamo poco e quando ne abbiamo occasione ci sembra tempo sprecato se non interagiamo con lei.. Sicuramente lo facciamo anche per tacitare i nostri sensi di colpa. Questo però fa sì che lei, 6 anni, sia abituata ad essere intrattenuta al prescuola, a scuola, al doposcuola, al campo estivo, da nonni, zii, baby sitter… Non credo sia un bene, però non è che forse un pò è proprio la società cosiddetta “moderna” che non riserva più tempo per la sacrosanta noia?

  • Letizia ha scritto:

    Tengo molto a questo aspetto, mi piace il concetto di “lentezza” che associo alla noia. Il mio Pagnotta non ha mai voluto stare 1 minuto da solo, il box è proprio come nuovo. Piuttosto di stare a fare il gioco che desidera, ma da solo mentre io metto su la cena o svuoto la lavastoviglie o faccio pipì…NO, se ne sta con me. Quindi va da sè che noi giochiamo molto insieme. Questo però lo trovo molto positivo. Se appena però percepisco che è indipendente o calmo e tranquillo lo lascio fare…me ne vado, mi metto in disparte fin quando non vengo richiamata.
    Abbiamo cercato di limitare al massimo i giochi iperstimolanti con rumori molesti, voci, luci ecc. La televisione è sempre spenta a parte qualche rara occasione. Adoriamo i libri, i colori, le costruzioni semplici che aiutano la fantasia.
    Mia mamma invece con cui passa l’intera giornata gli sta addosso con mille cose, proposte, confusione, domande incalzanti, toni di voce alti…UFF che stress. E io in continuazione “lascialo stare, aspetta, fallo finire da solo, ecc ecc”.
    Cerco di stare molto all’aria aperta, in mezzo alla natura…ma senza riempirlo di parole o proposte. Bello anche stare in silenzio, no?!
    Sì Serena, secondo me stiamo proprio impedendo loro di ascoltare sè stessi e i loro desideri…

  • Anna ha scritto:

    secondo me glielo puoi dire, perchè credo che sia importante sperimentare la noia, e come dici te, lasciare spazio alla fantasia, che ne so, leggere, disegnare, inventarsi qualcosa senza che ci sia qualcuno che dica ai bambini cosa fare, abituati troppo al tempo scandito da attività. Anche io sono come te, se non mi cercano li lascio giocare da soli e se sono tranquilli non faccio mille proposte alternative. (rimango sempre perplessa al parco, quando un bambino sta giocando bene dov’è, e il genitore che si sta annoiando gli dice: vuoi cambiare gioco? andiamo di qua di là di su di giù…) Bello anche l’idea del silenzio, all’aria aperta a scoprire e a scoprirsi. E penso anche che ancora una volta i bambini imparino dall’esempio degli adulti, se vedono i genitori che si annoiano e sono tranquilli capiscono che la noia è normale, forse è raro per un bambino vedere il genitore “fermo” in casa perchè ci sono sempre mille cose da fare, però ogni tanto fermarsi stravaccati senza far niente pesno sia sano, provate a guardare in treno o in giro quanta gente riesce a stare senza far niente, c’è sempre un i-qualcosa, come dice Serena, in mano. Noi stessi non siamo capaci più di aspettare (in coda, in sala d’aspetto, in qualsiasi posto), perchè si fa tuuto in super velocità e tutto incastrato al minuto. Anche io sono per vivere con lentezza, si sta meglio.

  • Erika ha scritto:

    E’ vero: non facciamo che affannarci nel cercare sempre nuovi stimoli da dare ai nostri figli e non ci rendiamo conto di quanto sia potente lo stimolo della noia. Mi hai fatto riflettere, credo che “regalerò” un po’ di noia al mio bambino d’ora in avanti! ;)

  • supermambanana ha scritto:

    uuuhh, i miei boys si annoiano parecchio! No televisione, no wii, no videogiochi, una madre e un padre snaturati che spesso e volentieri possono essere staccati dal computer solo mediante intervento chirurgico, ce n’e’ da annoiarsi! Certo quando si torna in Italia per le vacanze ci sono i nonni, che sebbene al loro tempo non si fossero peritati granche’ di giocare con i figli (come ben dite su, noi si che eravamo professionisti dell’annoio) ora si sentono forse giustamente in dovere di concentrare in pochi giorni tutto l’anno in cui sono lontani e quindi propongono giochi a gogo, rendendo i due perennemente dopati. Ma magari anche questo ci sta :-)

  • francesca ha scritto:

    anch’io ricordo i pomeriggi, non solo estivi, passati dalla nonna ad “annoiarmi” e ad inventare giochi con sorella e cugini.
    non so se sia un bene, comunque leggendo il post e pensandoci un pò su, mi sono accorta che a volte quando vedo Bibo (che ancora non parla e non può esprimere a parole la sua presunta noia) che se ne sta lì senza far nulla, mi avvicino con giochi/canzoncine ecc. ma non sono sicura che lui gradisca.
    chissà, magari se ne vuol star tranquillo per fatti suoi a riflettere sui massimi sistemi :-)

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Essendo io una persona molto pigra, ‘nata stanca’ con hobbies miei e poco proattiva, sono anch’io un’entusiasta sostenitrice della noia e del fatto che i bambini debbano farsela passare con mezzi propri.
    Scherzi a parte, la trovo molto educativa.
    Un bambino annoiato deve stimolare la propria creativitá per trovare qualcosa di interessante da fare, in piú ha il tempo e il modo di mettersi lí e pensare, rielaborare, fantasticare.
    Cosí non c’é nessuno che stia sempre lí a intrattenerlo e dirgli che fare al posto suo.

    Ricordo la sensazione di panico quando, arrivata in Svezia, i colleghi raccontavano di feste di compleanno a tema (tipo Star Wars, ad esempio), in cui gli adulti dovevano occuparsi di sviluppare il tema, organizzare giochini, preparare cose e accessori, coordinare e intrattenere.
    ma come? io ero rimasta al fatto che mia mamma preparava una torta, comprava da bere, e poi noialtri bimbi ci arrangiavamo per i fatti nostri. Secondo me é meglio cosí!
    Non é che tutte queste attivitá servono piú agli adulti per sfoggiare prestigio e una patina di genitore perfetto, anziché soddisfare reali bisogni dei bambini?
    Non so, io ho sta impressione.

  • mammaemigrata ha scritto:

    Ben venga la noia!!!! Io la risposta che ipotizzi tu Serena la uso spesso, soprattutto con Invasato! La prima volta doveva avere sei anni, mi fa “mamma mi annoio” e io gli ho detto “ma per fortuna!”.
    Radiolina ha sempre avuto una fantasia sviluppatissima e quindi ha aiutato molto Invasato, lo fa anche oggi che ha 14 anni, a fare giochi tipo “facciamo finta che” e cose così… se non si annoiassero di tanto in tanto mi preoccuperei….
    Sono comunque d’accordo con chi dice “ben venga il genitore che si siede per terra per giocare con i figli”, ma entro certi limiti… mi vengono i brividi quando vedo gli amici che cercano perfino di “pilotare” i disegni dei bambini! E’ giusto spronare la fantasia e magari fornire qualche idea, ma non si può dargli la pappa pronta sempre e comunque, altrimenti non impareranno mai a lasciar correre le loro idee…
    Penso che siano ben pochi i bambini e i ragazzi che ancora sanno cosa vuol dire annoiarsi… quanti ne vediamo intorno a noi con l’agenda stracolma di appuntamenti? Le lezioni di piano, la danza, la ginnastica, le ripetizioni (qui le fanno già alla prima elementare, figuriamoci!)… e le vacanze sono ancora peggio, invece di rallentare il ritmo ci sono genitori che lo accelerano ancora di più!
    E poi ci si ritrova con bambini stressati, stanchi, e a volte perfino depressi, che a quelle età lì non dovrebbero nemmeno sapere cos’è lo stress!
    I miei ricordi più belli dell’estate sono legati alle vacanze con mia nonna: andavamo nei campi con lei, e mentre con le amiche faceva fieno, noi correvamo, giocavamo a nascondino infilandoci nei covoni, andavamo a bere al ruscello e rientravamo zozzissimi ma contenti!

  • Silvia ha scritto:

    Mi permettete un distinguo? Fare un’attività lenta, poco dinamica e magari anche in solitudine non coincide affatto con la noia, secondo me. Io ho passato ore infinite nell’infanzia a “cincischiare” per conto mio, ma non mi sono mai davvero annoiata. Abituatissima a giocare da sola, da brava figlia unica, avevo sempre qualcosa da fare. Anche adesso, non c’è attesa che mi annoi: una delle mie occupazioni preferite, da quando ero piccola, è guardare la gente, quindi in qualsiasi posto vada, ho il mio bel da fare.
    Non ho memoria di aver mai pensato che mi stavo davvero annoiando.
    E invece il pargolo si annoia! Non mi posso lamentare: è capace di passare parecchio tempo anche lui a “cincischiare” per conto suo, ma non ha davvero la mia autonomia. Se poi richiede la mia presenza per giocare e io gliela nego, mi “minaccia” dicendo: “allora accendo la televisione!” e ci rimane malissimo se gli rispondo che, ok, va benissimo, può accenderla! (madre un po’ fetente, ma la provocazione va ripagata con la stessa moneta).
    Ho notato che la maggiore autonomia nell’intrattenersi da solo, Andrea la raggiunge non con i giochi “strutturati” o quando usa dei giocattoli “canonici”, ma quando si dedica ad attività più creative e più libere: tipo trasformare in qualcosa un imballaggio usato o una scatola, oppure costruire installazioni con tutti i cuscini di casa o ritagliare carta colorata per realizzare improbabili progetti.

  • Monica ha scritto:

    Leggendo i vostri interventi e il distinguo di Silvia, mi è venuto un commento al mio commento precedente, in cui sostengo che la noia non è di questi tempi…. Mi ero focalizzata sui tempi lenti di una volta rispetto alla vita frenetica di adesso, ma temo di non aver colto il senso del post di Serena. Parlando di noia, inizialmente ho pensato al momento in cui si può stare con le mani in mano e in cui non si ha nulla da fare, ma anche in cui “non si ha nemmeno voglia di fare nulla”, come sinonimo di pigrizia, di indolenza (anche negativo). Forse qui con noia si intende semplicemente il momento in cui un bambino, privo di stimoli esterni, non riesce a intrattenersi da solo. Anche a me, in questi casi, piace non intervenire e lasciare mia figlia ingegnarsi da sola. Ma in quanto ad autonomia, non è proprio il suo forte e la tv diventa il più probabile antidoto alla noia.

  • simo&co ha scritto:

    ottimo spunto Serena, proprio in questi giorni pensavo a quanto è difficile per me far stare mio figlio per i fatti suoi senza sentirmi in colpa, perchè io spesso mi sento così se lo vedo giocare da solo, anche se magari è tranquillo e beato, e allora comincio con le più svariate proposte…perchè per me annoiarsi è uguale a essere soli…già, però poi penso che lo è PER ME, o almeno lo è stato quando ero piccola e mi sentivo una bambina terribilmente sola con due genitori troppo occupati dei loro problemi per poter giocare con me, tant’è che credo di essere uno dei rari casi di sorella con totale assenza di gelosia alla nascita del fratello, anzi felice che arrivasse qualcuno con cui condividere qualcosa! E allora scatta la convinzione che “per mio figlio non deve essere così” e dedico la maggior parte della giornata a stare con lui, con piacere certamente ma a volte anche con pesantezza perchè di tempo per me ne rimane poco, così mi ritrovo ad essere stanca e insoddisfatta. Fino a quando in questi giorni, e grazie anche al post, ho avuto l’”illuminazione”, e sono riuscita a dirmi che mio figlio è diverso da me e che ha due genitori diversi da quelli che ho avuto io, per cui va bene anche se se ne sta lì ad annoiarsi, anche perchè lui è capace di chiedere se ha bisogno e soprattutto sa di avere una risposta nel momento in cui chiede. Anche io credo nell’importanza della noia, nella possibilità che dà di espandere creatività e fantasia, ma non mi ero mai resa conto di quanto fosse difficile per me viverla e farla vivere a mio figlio…
    P.S: vi sto scrivendo mentre lui è di là che gioca e canta da solo…direi che è già un ottimo risultato!!!

  • alessandra ha scritto:

    Mi sa che ho parecchio in comune con simo&co.
    Quando Puzzola era piccola la intrattenevo di continuo, se in casa.
    Al parco lei si organizzava invece da sé con gli altri bambini e, di indole osservativa, bastava portarla davanti qualsiasi cosa di molto colorato o movimentato perché restasse a scrutarlo con i suoi occhione per tempi infiniti (relativamente). Poi le endorfine dei primi anni sono passati, poi mi si è fatto notare che dimostravo scarsa fiducia in lei arrogandomi sempre il diritto/dovere d’intrattenerla (sarà uno dei motivi per cui vedo tanta fragilità, autostima bassa e scarsa autonomia fra i miei studenti?!?) e perciò ho cominciato il duro e lungo lavoro dell’emancipazione (lei: “mi annoio!”, io: “ti fa bene!” oppure: “arrangiati!”).
    Mi ha aiutato anche un’altra considerazione, offertami da una cara amica: “se la mamma sta bene i figli stanno bene”. E così si è venuto creando un equilibrio (dialettico e dinamico, come sono quelli buoni) e quest’estate, per la prima volta, giunti in montagna dai nonni (luogo per eccellenza del tempo rallentato) ho visto mia figlia adattarsi perfettamente e da subito e, finalmente, ha smesso di chiedermi: “che facciamo tra un minuto?” (dopo mesi che le rispondevo (con toni sempre meno cordiali man mano che dovevo ripetermi): “non mi piace che pensi a quello che si farà dopo: goditi quello che stai facendo”).
    Tutto ciò premesso di equilibrio sto parlando e non di trascuratezza dei pargoli: quell* tra noi che hanno avuto giocatori non giocanti con loro, hanno sicuramente riportato una piccola ferita, no?
    Secondo me un buon modo è (sembra terribile, ma per me funziona) giocare con Puzzola finché ne ho voglia io. Qualche minuto prima di non poterne più inizio le manovre di sganciamento e vado a farmi i cavoli miei!

  • alessandra ha scritto:

    …genitori non giocanti con loro… (e gli altri refusi si capiscono dal contesto, mi pare).

    Che stress non poter, eventualmente, correggere i post!

  • Serena (author) ha scritto:

    @Rossana son d’accordissimo sul mettersi in terra a giocare con i figli. Senza strafare però ;)
    @Monica invece la tua prima riflessione solleva comunque un punto importante: noi siamo i primi a farci intrattenere da qualcosa. Ci pensavo un po’ di tempo fa, a quei tempi persi a non far niente, soprattutto da adolescente, e ne sento un po’ la mancanza.
    @Lorenza il diritto alla noia! Mi piace :)
    @Letizia mi piace l’idea del silenzio da riempire con i propri pensieri. A volte basta anche semplicemente dargli qualche secondo di tempo tra una proposta e l’altra.

  • Serena (author) ha scritto:

    @Anna io cerco il mio silenzio quando vado a correre, se non sono troppo disperata da accendere il mio i-qualcosa che mi dia un po’ di ritmo :D
    @Erika un gran bel regalo ;)
    @supermambanana anche per noi a volte solo un intervento chirurgico forzato ci stacca dai computer. Solo che ovviamente l’imitazione dei genitori non è una gran cosa in questo senso. Ma vagli a spiegare la differenza tra lavoro e gioco!
    @francesca lavori in corso: lasciatemi pensare! :)
    @Morgaine La Fée oddio le feste di compleanno in Svezia sono un incubo da organizzare! Anche io mal sopporto tutta l’organizzazione, ma mi rendo conto che a volte è utile per permettere la sopravvivenza dei singoli, e salvarsi i mobili di casa.
    @mammaemigrata anche quest’anno siamo stati sull’orlo di segnare il Vikingo a milioni di attività. Poi abbiamo capito che è meglio darci una calmata, che per imparare a giocare a tennis c’è tempo, e correre nei prati se non si fa a 6 anni, non si fa più. Che bei ricordi che hai!
    @Silvia giusto, è meglio specificare la differenza. Però i primi a interpretare male siamo proprio noi genitori quando corriamo ad offrire suggerimenti non richiesti ad un bambini che cincischia, arrangia, riflette su qualcosa, e noi a preoccuparci che sia noia.

  • Serena (author) ha scritto:

    @simo&co grandissimo risultato! :)
    @alessandra mi piace la trasposizione dal prendermi cura di mio figlio e impedirgli di annoiarsi proponendo giochi all’infinito, e il non avere abbastanza fiducia in lui e quindi non gli permetto di trovarsi intrattenimenti da solo. E’ proprio quello che intendevo dire, ma sei riuscita a centrare meglio il concetto. Standogli sempre addosso, gli impediamo di sviluppare l’autonomia, e gli comunichiamo involontariamente che loro non sono in grado di intrattenersi da soli. E’ proprio il cane che si morde la coda.

  • Claudia ha scritto:

    Ciao,

    questo post mi ispira un mumble-mumble gigantesco – sono diversi giorni che ci rumino sopra.

    Innanzitutto – il fatto che i nostri figli debbano essere, eventualmente, più intrattenuti di quanto lo fossimo noi (?? non so) secondo me è una conseguenza del fatto che a) i bambini sono “pochi” e quando non sono figli unici, tra un figlio e l’altro ci sono spesso diversi anni di distanza, e b) i bambini di solito non hanno libero accesso a posti per loro interessanti dove potrebbero perdersi a giocare per i fatti loro. Tipo, un giardino, un bosco. Quando i nostri bambini corrono per i campi, lo fanno quasi sempre perché noi li abbiamo presi e portati lì, magari come evento della settimana, e lo fanno sotto i nostri occhi vigili. Non so se questo sia giusto o sbagliato… noi (penso la maggior parte di noi) oggi viviamo così.

    Sul valore pedagogico della noia, non so, mi sembra una cosa un po’ gonfiata tanto quanto il valore pedagogico di alcuni giocattoli. Di buono la noia ha che è gratis ;)

    Secondo me non è tanto questione di insegnare ai bambini a usare la creatività – se sento le scuse che mia figlia s’inventa per poter guardare la televisione, direi che sullo stato di salute della sua creatività posso stare tranquilla. Invece il punto è insegnare ai bambini che sì, ci sono loro e sono bellissimi e la gioia della nostra vita, ma ci sono anche altre cose che vanno fatte. E se ti annoi, tesoro, puoi sempre aiutarmi a stendere il bucato e svuotare la lavastoviglie, per dire. Oltretutto, scusate, ma io dopo tre minuti di pentoline e/o mattoncini e/o playmobil MI ANNOIO. Non ho tre anni. Quindi posso sforzarmi di rendere la mia attività interessante per mia figlia, così che lei possa partecipare, ma non mi si chieda di sedermi sul pavimento per delle mezz’ore a giocare o disegnare.

    Altro discorso è quello di cercare di creare degli spazi dove i bambini possono giocare da soli senza che qualcuno ogni minuto vada a controllare e commentare – oh che bel disegno – oh che bella torre – oh ma come sei bravo – oh, ti sei disegnato sulle mani, vai subito a lavarti. È difficile, io ho smesso da poco di fare la mamma sonar che se non sente la figlia per un minuto comincia a chiamare – dove sei? che fai? Ecco, di questi spazi in cui i bambini possono anche sperimentare delle cose (“fare monellerie” insomma ;) ) secondo me c’è più bisogno che della noia in sé. Spazi – non solo fisici ma anche temporali – in cui i bambini possano concentrarsi su quello che stanno facendo senza interruzioni.

  • Chiara ha scritto:

    Questo post mi ha interessato molto. Proprio in questi giorni riflettevo con mio marito sulla quantità e qualità di stimoli che si danno ai figli: sono troppi? Troppo pochi?
    In numerosi testi di pedagogia si legge che il cervello dei bimbi nei primi anni di vita ha potenzialità enormi, che dai 6 anni inizia a perdere, guarda caso proprio quando inizia la scuola. Allora i genitori sono spinti a stimolarli e insegnar loro attività , nozioni, concetti…e devo dire che cerchiamo di farlo anche noi!
    Ma al contempo penso sia sbagliato non lasciar loro tempi di pace, o di ozio o noia, in cui possano rilassarsi e imparare a inventare, a sognare e a creare.
    Conosco alcuni bimbi che dopo il nido hanno un giorno inglese, un giorno lezioni di psicomotricità , un giorno musica… Ma non e’ troppo???!!!
    Ah, abbiamo due nanetti, una bimba di 2 anni e un bimbo di 6 mesi.
    Un caro saluto!

  • Superoronza ha scritto:

    Anzitutto volevo farti i complimenti perché posti sempre degli argomenti interessanti. Io non commento mai, ma questa volta hai tradotto in parole una riflessione che faccio da parecchio tempo. In realtà la riflessione riguarda me piuttosto che i bambini. Da quando ho iniziato a lavorare non ho più avuto il piacere di annoiarmi a lungo, non parliamo poi da quando ho avuto i bambini! Ho sempre pensato che la noia fosse l’anima della creatività. Dai momenti in cui mi sono annoiata di più è scaturita un’energia incredibile che mi ha sempre stupito. Per quanto riguarda i bimbi però mi viene da pensare che forse la noia ha una correlazione con l’eta’. Mi spiego meglio. Quando un bimbo è piccolo non credo che abbia gli strumenti (lui da solo) di capire che è annoiato e di trasformare quel momento in qualcosa di positivo o semplicemente di godersi quel momento. Quando dico piccolo parlo di un bambino in età prescolare. Sicuramente bambini un po’ più grandi hanno gli strumenti e la capacità di “stare” in un momento di noia. E poi a questo riguardo secondo me non è da sottovalutare il discorso amplificato. Il mio primo figlio ha 4 anni e mezzo, è amplificato e di norma è molto difficile da gestire quando stiamo in casa (all’aperto per fortuna è tutta un’altra musica! :) ) . Non parliamo poi di quando si annoia. È capace di ridurre la casa ad un campo di battaglia in meno di 5 minuti! E allora devo intervenire per cercare di canalizzare la sua energia in un gioco costruttivo e non distruttivo (se voglio avere ancora una casa!:-D ). Per questo sopra parlavo di età. Sperando che sia una questione di età e che la cosa crescendo migliori!

  • Silvia ha scritto:

    Superoronza, sì, l’età c’entra molto, sono d’accordo con te. Un bambino in età scolare è molto più consapevole della sua noia ed è più facile che sviluppi da solo gli strumenti per aggirarla. Anche un bambino iperenergetico, dopo una certa età impara a stare in casa e a intrattenersi con attività più sedentarie ma che lo impegnano intellettivamente. Si acquisisce una maturità per gestire la noia.

  • Gloria ha scritto:

    Giusto l’altro giorno l’erede ha potuto sperimentare la “vuotezza” di un pomeriggio senza tv o videogiochi. Sì lo so che per molti bambini questa è la normalità, ma non per il mio. Così alla frase “Mamma ma cosa faccio adesso?” la mia laconica risposta è stata “Non è un problema mio”.
    Ed è vero. Come figlio unico ho pensato a lungo fosse mio dovere sostituirmi al fratello mancante per far trascorrere le ore a mio figlio. Ma avrò fatto poi davvero bene? Se non trova una sua indipendenza nel gioco la troverà poi nella vita? O sarà di quelli che anche andati a vivere da soli cercano di rifilare i panni sporchi da lavare alla madre? Il gioco dovrebbe essere la loro prima scuola di vita, ma se mi intrometto che messaggio trasmetto? Che solo io so come farlo non annoiare e che lui ne è incapace?

  • Daniela ha scritto:

    D’accordo sulla noia, un po’ ci vuole.

    Ma rispetto a un tempo ci sono differenze abissali. Ci pensavo parlando con mio marito delle nostre bimbe… Una generazione sola e una differnza abbissale. Lui si lamentava che ai suoi tempi non si permetteva certe cose, a casa non rompeva nulla, con sua madre zitto e ascolta, e se andavano a trovare qualcuno stava lì dritto o seduto, a seconda degli ordini, in silenzio, senza disturbare e senza permettersi di sbuffare “loro invece, pazienza zero, saltano qua e là come scimmie, rompono tutto e se ti giri un secondo sono disastri”.

    E’ vero. Per preparare un borsone per il mare ho dovuto ripulire il divano da non so quanta crema solare e una sedia da un bel po’ di shampoo… e per preparare pranzo non so quante cose raccatto da terra. Se va bene e non si prendono a botte e piangono…

    Però… però lui era libero! Casa in alta collina, roba vecchia, fuori prati, cantine, prati, usciva dalla finestra della camera e aveva spazio, spazio, spazio, in casa non stava mai, ve li ricordate i film di una volta? Bambini che uscivano, lontani da casa, tornavano di sera quando faceva quasi buio e i genitori non chiedevano dov’erano stati, ma sgridavano perché era tardi. un pomeriggio intero soli, bambini piccoli, 6 anni, o poco più. Andava dai vicini, andava in giro, a piedi, in slitta, si faceva male e non lo diceva a nessuno, alberi, prati, rovi, buche, capriole, a volte solo, a volte con qualche figlio di vicini. Noia? Vabbé, si corre di più…

    Ora hanno i muri delle case. Escono con noi, o con altri adulti, non stanno mai da soli. Mai. Meno possibilità di fare errori. Quante volte si picchiavano tra di loro, e a casa a non dire niente? Ora mamma ti vede. quante volte salivano su quell’albero vietato? ora papà ti vede. Se poi sei con la nonna altroché saltare dall’alto per cadere sulla neve, restare incastrato e tornare a casa scalzo perché non sei riuscito a tirare fuori lo stivale… Certo che è più facile, poi, stare fermi come soldatini quando una volta all’anno vai a fare gli auguri di Natale alle zie! ;-)

    Ecco, davvero si annoiavano di più?

    Per il resto, anche io non so se la noia aiuta la creatività, o se è una conseguenza di altro. Per fortuna anche io ho una seienne che si inventa di tutto, e una duenne che è meglio non lasciare tanto sola. A volte si annoiano. Allora propongo qualcosa, se mi chiedono. Ma vedo che è sempre voglia di… andare via. Via dal parco giochi, via da casa, perchè non c’è mai alternativa che vada bene finché non si cambia. E allora mi chiedo si, se non ci siano troppi muri che li chiudono. Ma tant’è, si abituano a tutto questi figli. Anche alla noia, se non spaventa i genitori, anzi, vedo che a volte anche a loro piace annoiarsi, facendo poco o niente. almeno per ora.

  • Cosa mi aspetto dalla scuola | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] Insegnare ogni giorno qualcosa di nuovo, nozioni, strumenti, informazioni, educa a superare la noia. E quanto è importante, proprio in quell’età, che un ragazzo, da solo o con il suo gruppo [...]

  • Claudia ha scritto:

    Sì Daniela, non solo non stanno mai soli, ma c’è sempre qualcuno (noi) pronto a offire, anzi IMPORRE aiuto, consigli, pure quelle rare volte in cui (sempre sotto osservazione) li lasciamo arrampicare sugli alberi stiamo lì a dire metti un piede lì, poi un altro là, guarda che così scivoli.

    Ho il vago sospetto di essere OT ma no, secondo me la scarsa capacità di annoiarsi dei “ggiovani d’oggi”, e il loro essere comunque sempre più o meno sotto la supervisione di qualcuno, sono collegate. Se mia figlia tutta concentrata sta disegnando su un foglio di carta sul pavimento e io ogni due minuti le ricordo di stare attenta a non sforare sul parquet, certo che lei dopo un po’ si stanca e viene a piagnucolare da me.

    Guarda io per ora sto facendo degli sforzi incredibili per mordermi la linguaccia e non dire niente a meno che mia figlia (3 anni quasi e mezzo) non chieda esplicitamente aiuto. Ma è difficile, maledettamente difficile con un bambino solo. Dovremmo farne di più, di figli, almeno quattro-cinque a testa. Parafrasando uno slogan del bookcrossing, “più bimbi, più liberi” :)

    L’altro giorno mia figlia ha passato almeno un’ora a giocare da sola con un moscerino, prendendolo tra le dita e facendolo volare. Mi ha fatto un po’ tristezza (mia figlia, non il moscerino ;) ) ma sembrava divertirsi e io avevo da fare e nonostante questo ho dovuto usare tutto il mio self-control per non ripetere ossessivamente: ma povero moscerino, lascia stare quel poveretto, stai attenta a non schiacciarlo… Sì ok il moscerino non è sopravvissuto, ma il grande capo Estiqaatsi mi ha confermato l’utilità pedagogica del prendere confidenza con la natura nonché dell’essere finalmente lasciati in pace :)

  • Silvia ha scritto:

    Claudia, altro che OT! Secondo me hai centrato un punto importantissimo. Lasciamoli annoiare da soli, che almeno così si annoiano a modo loro, invece che a modo nostro! E magari poi, ci accorgiamo che non si annoiano affatto.

  • Silvia ha scritto:

    A proposito del commento di Claudia, leggete un po’ qua http://farmaciaserragenova.blogspot.com/2011/09/con-2-figli-e-piu-facile-che-con-4.html

  • Claudia ha scritto:

    Silvia, però è tremendamente difficile.

    A questo proposito volevo spezzare una lancia a favore delle varie “attività organizzate”. Con moderazione certo, ma secondo me, per dire, l’asilo non è tanto un posto dove un bambino viene costantenmente intrattenuto mentre i genitori lavorano, è un posto dove VENTICINQUE bambini tra i 3 e i 6 anni stanno insieme sotto l’occhio vigile di ben DUE (massimo tre) educatrici (asilo comunale in Germania). Cioè il rapporto tra il numero adulti e bambini è ottimale perché un bambino possa, se e quando vuole, farsi i cavoli propri, in sicurezza. In effetti quando vado a prendere mia figlia spesso la trovo che gioca da sola in cortile – non “isolata”, quello mi preoccuperebbe, c’è sempre gente intorno, ma per i fatti suoi, presa dalle sue cose, dal buco che sta scavando, dalle formiche che sta studiando.

    Così anche le altre attività tipo il gruppo estivo – senza esagerare, cioè non sto parlando di 8 ore al giorno tutte le vacanze eh – danno ai bambini la possibilità di sperimentare cose senza essere costantemente sotto la sorveglianza dei genitori… visto che comunque i nostri figli la possibilità di uscire da soli e andare per campi non ce l’hanno (ma ne hanno tante altre, quindi bando ai sensi di colpa almeno per quello).

  • Claudia ha scritto:

    Grazie per il link, lo sottoscrivo in pieno. Mia figlia è “parzialmente unica” ;) , mio marito ha due figli più grandi dal primo matrimonio. Ebbene, se prima della nascita di mia figlia l’arrivo dei ragazzi nel weekend significava un bel po’ di lavoro in più… da quando c’è la piccola, se ci sono i grandi io ho più tempo per me, perché lei fin da piccolissima non solo ama farsi intrattenere dai fratelli, ma gioca anche di più da sola quando ci sono loro.

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