Ansia e preoccupazioni da mamma

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pastelliNovembre è sempre un mese difficile per me: la diminuzione delle ore di sole, il freddo, le malattie dei bambini che sembrano farci entrare in una spirale. Gli appuntamenti rodati e routinari avviati a settembre hanno perso la spinta estiva.

E’ il mese in cui, se potessi raffigurare me stessa con un arcobaleno di colori su una parete, userei il grigio e l’indaco per il 95% dello spazio. Ma, come mi piacere ripetere, non è perché le emozioni sono difficili, che ci siano meno utili. Anzi. Far amicizia con le emozioni difficili è il miglior modo per non essere loro preda. Non a caso dico che io pitturerei di grigio e di indaco, non che io sono grigia.
Le emozioni sono reazioni spontanee che avvengono in noi all’accadere di certi avvenimenti o certe sensazioni attorno a noi. Ci sono emozioni con cui è più facile fare amicizia o mettere nel nostro profilo di presentazione, altre con cui più difficilmente veniamo a patti.

Un’emozione che associo al grigio di questo mese è quell’ansia da preoccupazione che facilmente confina con quel turbinio di sensazioni ed emozioni che chiamiamo stress. Lo stress infatti non è un’emozione, ce ne ha già parlato Silvia: chiamiamolo sindrome – per definire quanto sia omnicomprensivo di pressioni reali, ansie e preoccupazioni del nostro cervello e meccanismi che si consolidano causandoci malessere.
Ma lo stress può facilmente provocare in noi l’ansia che deriva da una certa incertezza. Una certa costante preoccupazione.

Non penso di essere né una persona particolarmente ansiosa né particolarmente incline al panico. Anzi. Da giovane arrampicavo, andavo in moto e mi sono anche trovata in situazioni un po’ “paurose” senza farmi trascinare dal panico, conservando una certa lucidità.

Da quando sono mamma, e con stupore, noto che alcune antenne mi si sono risvegliate. Che in certe situazioni non ci finisco neppure per sbaglio. Insomma, che ho sempre ombrello e fazzoletti e disinfettante in borsa, per metterla sul ridere.
Sono quindi un po’ più incline alla preoccupazione, all’ansia e forse più facilmente vittima dello stress.
Farci amicizia non è semplice
, soprattutto quando hai il cuore che batte a mille, le mani fredde e la salivazione azzerata. Eppure a me, far amicizia con la mia ansia, piace.

Piace perché è il momento di ricordarsi, quanto sono vulnerabile. E spesso sono vulnerabile perché amo.
Piace perché mi ricorda che le mie energie sono finite. E che quindi, in un mese con poche ore di sole, occorre limitare le azioni da fare. Sarà la discendenza da contadini ma è il mese per scegliere le cose più importanti
Piace perché penso che troppo spesso ci piace girare come girandole impazzite a dire “uh che stress, uh che stress”, mentre le persone di azione (in queste circostanze tengo sempre a mente Winston Churchill) hanno spesso saputo affrontare una cosa alla volta, quella necessaria, mettendo a un lato, ma senza far scomparire, l’ansia reale dovuta alle preoccupazioni e ai pericoli in ci si trovavano.

Se ripenso al primo anno della mia bimba mi sarebbe piaciuto che chi mi sentiva parlare per la prima volta delle ansie che ti dà una bimba (tra malattie, corpicini delicati, notizie più o meno spaventose) non avesse deriso le ansie giudicandole banalità, magari isterie da ormoni, ma mi avesse ascoltato, per dare una forma a queste ansie, dare una forma reale alle paure, razionalizzarle, anche, ma non tralasciarle.
Perché l’ansia da preoccupazione, banalizzata, cova dentro di noi.
Razionalizzata, ci dà i confini reali di ciò che ci dà paura ma mantiene la sua funzione, di protezione. Ci spinge anche ad agire, se necessario, oppure semplicemente a proteggerci con un attimo di calma in più, un tè caldo in più, un abbraccio o una telefonata.

E credo sia un diritto, proteggersi. Anche solo dalla paura dell’eventualità. Ci consente, nella giusta dose, di essere un po’ più consapevoli dei nostri bisogni. Che son parte di noi quanto le nostre risorse.

Winston Churchill: “Quando sono sopraffatto dalle preoccupazioni, ripenso a un uomo che, sul suo letto di morte, disse che tutta la sua vita era stata piena di preoccupazioni, la maggior parte delle quali per cose che mai accaddero”.

– di Silvietta

(foto credits @John Morgan)

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3 COMMENTI

  1. @Silvia: bene, sono contenta! grazie di aver lasciato questo passaggio

    @ClosetheDoor: “Un effetto collaterale però è che uno si sente esagerato e capriccioso quando prova a darsi retta un attimo” grazie, questo passaggio è quello che ci voleva per chiudere il post.
    E’ esattamente ciò che vorrei provare ad evitare facendo questa faticosa amicizia con le emozioni difficili
    grazie 🙂

  2. Da quando ho imparato i nomi dei mesi detesto Novembre, con il suo cielo lattiginoso, le sue nebbie e la sua aria ferma. Poverino non è nemmeno colpa sua, immagino che se vai in Sud America sia un mese meraviglioso pieno di fiori 🙂 ma qui è odioso. E’ vero, penso che quando le persone cercano di ridimensionare le tue preoccupazioni e i tuoi sentimenti, lo fanno per lo più con buone intenzioni, per “sgonfiare” e riportare alle giuste proporzioni e perché temi che dando sempre corda a tutte le emozioni uno si faccia prendere la mano. Un effetto collaterale però è che uno si sente esagerato e capriccioso quando prova a darsi retta un attimo. Sto capendo un po’ per volta quanto può essere sbagliato.

  3. Beh che dire, grazie veramente, sai quelle cose che capiti a leggere “per caso” al momento giusto?? Grazie veramente perché mi hai fatto riflettere sul fatto che non devo sentirmi “ufo” se ho qualche preoccupazione in più, ma magari perchè no farci un po’ amicizia!

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