Amelia e Zio Gatto. Il mistero dei cloni giganti

10

La Staccata
Io ho una nipotina di 9 anni. E’ intelligente, curiosa e acuta, ma legge con lo stesso entusiasmo con cui si ciberebbe di cavolini di Bruxelles andati a male. Un anno fa, esasperata, mia sorella ha chiesto il mio aiuto. Accade sempre con i bambini: si affaccia all’orizzonte un fanfarone qualsiasi e ottiene l’impossibile.
Come sono riuscita a farle leggere qualche rigo in più? Con un escamotage semplice, ma efficace: «Amore di zia, quando leggi una storia non concentrarti solo su cosa sta succedendo in quel momento, ma chiediti sempre: “E dopo? Cosa accadrà dopo?”»
Questo è, in sostanza, il meccanismo del giallo, una tecnica che Anna Lo Piano utilizza egregiamente. Ho letto Il mistero dei cloni giganti, secondo episodio della serie Amelia e Zio Gatto, dopo “Indagine alla PMI”, utilizzando tre diversi punti di vista: la fanciullina che è in me si è innamorata perdutamente della fantasia di Anna, l’adulta ha condiviso appieno il quadro deprimente di una TV satura di personaggi-meteora, programmi spazzatura e pubblicità socialmente inutili, la scrittrice ha apprezzato molto il divertente riferimento a un autore idolatrato dai lettori gggiovani, decisamente meno dai colleghi.
La storia è incentrata su Amelia, arguta ragazzina blogger, che convive con zia Giovanna e un personaggio a dir poco originale: Zio Gatto, ex distinto signore che un tempo rispondeva al nome di Amedeo De Lapis. Amelia non è una bambina comune: detesta la banalità del palinsesto televisivo, la superficialità dei suoi coetanei (in particolar modo quella di Amanda, una smorfiosetta che insidia Ale, il suo miglior amico), si divide fra la scuola, gli allenamenti di skizzopattino, le vicissitudini di Telenotizia e la divertente frequentazione della colorata famiglia di Ale.
L’esistenza ad Abbatelesto scorre tutto sommato tranquilla fin quando in paese iniziano a manifestarsi preoccupanti fenomeni: appaiono mosche giganti e personaggi clonati. Gente che va, gente che ritorna: spariscono Zio Gatto e Ale, ma in compenso riappare misteriosamente Valentina Speed, ex campionessa di skizzopattino, uccel di bosco da una decina d’anni.
Amelia, i suoi amici e lo zio trasformato in gatto riusciranno a districare l’enigma di un team di scienziati pazzi alle prese con pericolosi esperimenti genetici in una base segreta? Lo scoprirete solo leggendo.
Il libro è stampato con il carattere “leggimi” studiato per agevolare la lettura dei bambini, inclusi quelli affetti da dislessia. A mio avviso, però, per comprendere appieno i suoi messaggi 8 anni sono pochini. Il fatto che mio figlio affermi che “non ha imparato qualcosa in particolare” ne è la prova. Lo consiglio a partire dai 10 anni in su.
L’autrice: Anna Lo Piano ha 2 figli, un blog (Piattinicinesi), un marito scienziato e vari lavori che la tengono molto occupata. Dal 2001 al 2008 ha lavorato in televisione, poi ha deciso che ormai aveva materiale a sufficienza per scrivere un romanzo, e se ne è andata. Solo che le sue storie erano così assurde che nessuno credeva fossero vere. Per questo ha pensato di rivolgersi a un pubblico più serio e consapevole: i bambini. Sono nate così le avventure di Amelia e zio Gatto.
Disclaimer: sì, ho il piacere di conoscere Anna personalmente. Ma non ho sfornato una recensione positiva soltanto perché la stimo. Benedetti figli! Con una frase innocente riuscirebbero a far crollare due forme di governo contemporaneamente, figuriamoci la reputazione di un recensore del mio calibro.

Superboy
Mi è piaciuto molto, però non ho imparato qualcosa in particolare. Il libro era molto intricato, ma facile da capire anche per me che ho solo 8 anni. Il mio personaggio preferito è Zio Gatto perché ha fatto tipo una trasformazione: che prima era un umano capo redattore di un telegiornale e poi ha avuto un incidente dove era coinvolta anche una maga che ha usato un incantesimo per trasformarlo in gatto. Ma non per punizione, per occuparsi meglio delle altre cose.
La storia è un giallo per bambini, cioè significa che è tipo un libro per grandi, però sottoforma di storia divertente. Giallo significa che la capisci soltanto alla fine e ti ritorna tutto. Leggere una storia che non capisci subito può servire a sviluppare la fantasia per immaginare la fine. Secondo me è importante perché gli adulti a volte si dimenticano che un tempo sono stati bambini e che si sono divertiti. Sviluppando la fantasia, quando gli va, riescono anche a ridiventare piccoli.
Non c’era un assassino, c’erano due scienziati che volevano fare degli esperimenti su delle cavie umane e anche su Zio Gatto. Erano cattivi, ma poi… (n.d.r.: eh no, Superboy!!! Ho dovuto tagliare! Altra regola del giallo è che non si può raccontare la fine a chi non l’ha letto!)
La frase che mi ha divertito di più è stata:“Happy Beauty, se non lo provi allo specchio ti spìuti!” E poi pure tutti i nomi con la “acca” finale, tipo Marioh. Anche a mamma facevano tanto ridere, ma per un motivo diverso dal mio.
Voglio fare i complimenti all’autrice: Anna, tu sì che hai tanta fantasia, pure se sei grande! Mamma mi ha detto che ti conosce, però non lo devo dire se no sembra che la sua recensione è falsa perché siete amiche.

La Staccata

Se ti fosse venuta voglia di comprare Il mistero dei cloni giganti fallo utilizzando uno di questi link e aiuterai questo sito a crescere:
lafeltrinelli.it
amazon.it

Prova a leggere anche:

10 COMMENTI

  1. @angela: scusami, il tuo commento mi era sfuggito. A mio avviso, 6 anni sono davvero pochini, anche se a leggere la storia è un adulto. Questo libro è davvero troppo complesso per quell’età. Te lo scrivo, così come l’ho scritto sopra, perchè Superboy ha 8 anni abbondanti, è un lettore accanito (di quelli che se gli molli un libro in mano te lo dimentichi per un pomeriggio) e acutissimo per la sua età. Eppure non è riuscito a cogliere alcuni messaggi fondamentali del libro. Questo non per l’incapacità dell’autrice, tutt’altro, è semplicemente che è troppo piccolo per farlo.

  2. Ciao, seguo anche il blog di Anna e devo dire che i suoi libri è da un po’ che li punto, ma sono dubbiosa sul target età. La mia grande ha 6 anni, credi che se è un adulto a leggerlo possa andare o è comunque troppo??? Bellissima recensione BTW

  3. @Barbara: grazie a te per esserti affacciata da queste parti
    @Silvia: si, confermo. Nel libro ci sono allusioni molto sottili e ironiche sicuramente rivolte agli adulti. Mio figlio ovviamente non le ha colte, ma io che sono un po’ più grandicella sì 🙂
    @Marzia: ciao cara! Anche tu hai un fantastico Ale con cui condividere le letture, mi auguro che il libro vi piaccia così come è piaciuto a noi.
    @Raperonzolo: e fai benissimo! Magari ripassa qui per raccontarci cosa ne pensi.

  4. Io e Ale siamo fan sfegatati di Zio Gatto (e Amelia, certo, ma per un amante folle dei gatti il personaggio chiave resta lui). Il primo libro lo abbiamo letto almeno 3 volte, ogni tanto nelle nostre conversazioni spunta il conteggio fatto con gli artigli “punto primo, punto secondo …”. Il secondo libro è in lettura e già ci piace tanto tanto, dopo questa recensione sono certa che non resteremo delusi.

LASCIA UN COMMENTO