4 COMMENTI

  1. Sono dispiaciuta di aver letto così in ritardo questo post, commentare tanto dopo forse non ha molto senso. Volevo rispondere a Silvia sull’uso del web. Io usavo la rete prima del web, tutto quello che trovo di nuovo mi interessa e cerco di usarlo nella didattica. Niente lavagne, non sono mai stata in una scuola che ne avesse, ma tutto quello che il web mi ha offerto sì, dalle enciclopedie on line vecchia maniera ai video, dalle classi virtuali ai gruppi facebook. Il fatto è che paradossalmente più si va avanti più diventa faticoso. A chi mi chiede perché, rispondo di provare a sedersi a tavolino e pensare di organizzare un’ora di attività in classe integrata con risorse on line (supponendo che sia sempre facile e veloce superare gli ostacoli che diceva Noisette). E, dopo aver fatto questo esperimento mentale, provare a moltiplicare per quattro, sei, anche dieci classi (un professore di scienze delle superiori, per esempio, di classi ne ha appunto 9 o 10). E pensare a come gestire le risposte di un numero di studenti che va da 120 a 300. Ci vuole tantissimo tempo, e questo è solo uno dei problemi (anche se in questo periodo gli insegnanti sono molto sensibili sulla questione degli orari di lavoro).

  2. Rispondo subito a Silvia: non si è capito dalla mia risposta alle ragazze, colpa mia perchè forse lo vedevo come troppo ovvio per discuterne: CERTO che ci vuole anche il web per insegnare!!! Infatti non concepirei assolutamente più (e non vedo da un pezzo) una scuola senza il laboratorio informatico, ben aggiornato e ben funzionante. Quello ormai è di base, come le lavagne (d’ardesia) e i gessetti. Però anni fa, nella stessa scuola dove sono ora, ho mandato un ragazzo di terza a documentarsi sulla guerra del Vietnam in biblioteca, e quando è tornato dicendomi che non aveva trovato niente mi sono spazientita… finchè non ho verificato: l’enciclopedia era del 1967. Ah beh.

  3. Sono rimasta molto colpita dal discorso di Castagna sui genitori. A me manca molto un rapporto equilibrato con gli insegnanti di mio figlio. sento loro molto sulla difensiva e sempre pronti a sottolineare le responsabilità della famiglia. “quando vedete che una famiglia sta facendo un bel lavoro, ditelo, a voce alta”! Grazie per questo modo di pensare alla condivisione di responsabilità tra scuola e famiglia. E invece io vedo che l’asticella è spostata sempre un po’ più in altro: se arriviamo a migliorarci, c’è sempre un altro però.

    Su un altro argomento noto una certa distanza tra i ragazzi e gli insegnanti. Le ragazze chiedevano dell’applicazione della tecnologia, che non solo è assente, ma loro la vedono “osteggiata”.
    La tecnologia non sono le lavagne! Quelle sono un supporto, un grosso tablet, se vogliamo. La tecnologia è la fruizione della rete: è il web 2.0, la partecipazione, lo studio anche attraverso youtube, è insegnare a selezionare le informazioni, è introdurre nei programmi anche la capacità di orientarsi nella rete, è comprendere che ci si può esprimere attraverso il web.
    E invece diamo loro lavagne! E per di più la risposta corrente è proprio quella data da Castagna “Però abbiamo insegnato per secoli senza”.
    Si, senza lavagne d’accordo, ma oggi ha senso insegnare senza il web?
    Perchè spendere per un’enciclopedia cartacea, che è vero sarà fruibile anche senza supporti, ma è statica, ferma, piuttosto che per 4 computer in biblioteca? Il prezzo è più o meno lo stesso.
    Le tecnologie non sono affatto costose: un computer connesso in rete costa nulla rispetto a quello che dà.
    Sicuri che possiamo ancora farne a meno?

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