Allattare, che tenerezza …

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So che esistono diverse scuole, diversi giudizi e consigli su prendere o meno in braccio, viziare o non viziare. Io so che nelle prime settimane, ho vissuto una consapevolezza strana, istintiva, di quando era proprio necessario riprendere tra le mie braccia laPulce, quando cioè piangeva perché aveva perso quel dolce abbraccio che era stata la sua esistenza fino a quel momento, piangeva quel  pianto di chi non sa chi è, cos’è, dov’è e ritrova nell’allattamento tutta la tenerezza della sua stessa creazione.

Per questo, quando ho iniziato a mettere in blog le memorie dei primi mesi per dare loro forma, sono andata a ripescare alcune parole, perché mi sembravano il modo migliore di ripensare all’abbraccio dell’allattamento come momento in cui la mia Pulce si sentiva rimessa insieme, ricompattata e pronta a crescere.

E’ difficile descrivere che cosa componga la tenerezza dell’allattamento: se il gioco di sguardi, il calore dell’abbraccio, il placarsi del pianto della mia bimba.
L’immagine, invece, che usa Stern per descrivere la sensazione del neonato rispetto alla fame è proprio quella di un mondo devastato dalla tempesta, spezzato in mille pezzi, un mondo che smarrisce il propro senso di identità.

Queste allora sono le parole con cui lo psicoanalista immagina che un bimbo pensi se stesso mentre viene allattato. Per me sono state e sono tuttora un ottima immagine. Buona lettura.

“A un tratto il mondo si raccoglie. Diventa più piccolo, placido e dolce. Quel guscio protettivo allontana le vaste distese vuote. Tutto si trasforma. Affiora una vaga promessa. L’altalena delle pulsazioni dolorose si attenua. Anche se sono ancora lì, in agguato, pronte a scatenarsi di nuovo.
Da qualche parte, tra i confini e il centro stesso della tempesta, un’attrazione magnetica richiama a sè le cose. Due calamite si cercano, si toccano, per poi saldarsi strettamente.
Nel punto di contatto, inizia un nuovo ritmo veloce. Cavalca le ondate pulsanti della tempesta. Questo nuovo ritmo è avido e breve. Tutto si sforza di consolidarlo. Ad ogni pulsazione una corrente fluisce verso il centro. La corrente riscalda il ghiaccio. Raffredda il fuoco. Scioglie il nodo e placa la violenza delle pulsazioni finché queste non cessano del tutto.
Il nuovo ritmo assume un andamento placido e lento. Il resto del mondo si rilassa e segue la scia. […] come una luce incantata, riportano in vita ogni cosa.”

Daniel N. Stern “Diario di un bambino – Da un mese a quattro anni, il mondo visto da un bambino”. Milano, Mondadori, 1990 (tit. or. Diary of a Baby)

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7 COMMENTI

  1. cara Sara: sarai invidiatissima, ora, smunta e felice 😉 scherzi a parte e questioni di dieta a arte, credo che tu abbia accompagnato tua figlia fino a quando lei te lo chiedeva… non è già bellissimo?
    grazie del tuo passaggio, silvietta

  2. Ho smesso di allattare mia figlia per sfinimento e perchè dovevo sposarmi (con suo padre) e dunque l’atto era diventato da grande piacere, una corvée. Ma l’allattamento è durato dieci mesi e mezzo, con strascichi fino all’anno di età.
    La gioia di allattarla è stata immensa, per tutto quel periodo, tuttavia mia figlia è nata di 4.200 kg, dunque a un anno pesava dodici chili…
    A volte penso che se anche lei fosse rimasta più piccolina avrei continuato più a lungo: ne faccio un discorso di sola forza fisica!
    Questo meraviglioso torello che mangiava voracemente mi ha consentito addirittura di passare dalla 42 all’attuale 40 di taglia: magie dell’allattamento!
    Oppure sono solo consunta e felice?
    Saluti

  3. Devo dire che il pragmatismo scandinavo della nonna paterna del Mezzovikingo mi piace molto: lei non si è fatta tante domande su quale sia il bisogno del nipote. “Se la vuole, vuol dire che ne ha bisogno”. Semplice, lapidario, ineccepibile…
    E credo che noi rimarremo sempre con le nostre domande sul perchè e percome, mentre Mezzovikingo e la sua nonna hanno una risposta…

    Io mi ricordo con grande sollievo quando il Sorcetto ha deciso, verso i sette/otto mesi di non essere più interessato al mio latte… Nonostante per me l’allattamento sia stato un’esperienza gratificante ed insostituibile, dopo quel periodo la sentivo conclusa, avevo bisogno di distaccarmene e lui, a quanto pare, altrettanto.

  4. ciao Lorenza! anche io mi commuovo spesso, legggendo Stern: mi fa scoprire modi nuovi per leggere l’esperienza di mamma che sto – faticosamente e con tutti i miei limiti – attraversando. a presto, ciao un’altro distributore automatico abbandonato dopo “soli” 9 mesi di onorato servizio 😉

  5. ciao Morgaine, sono contenta che tu condivida la bellezza di questo pezzo. Per quanto riguarda la tua domanda, non so percHé il MezzoVikingo voglia la tetta. SOno andata a cercare su Stern che cosa dice dei bambini di 20 mesi e ho scoperto che è in effetti un’età molto particolare: da un lato ragionano come adulti e si rapportano alle cose come gli adulti, dall’altro però, sono ancora ancorati inconsapevolmente al mondo di emozioni e sensazioni dei piccoli di sei mesi, quindi con ancora una capacità totale di fondersi con te… buon proseguimento, allora! a presto, s.

  6. Mamma mia,
    ho letto questo post dall’ufficio e mi sono commossa, speriamo non mi veda nessuno! Sono parole bellissime
    Nel mio caso ho smesso di allattare che la mia piccola peste aveva 6 mesi e mezzo, per scelta sua (come sempre del resto!).
    Sono rientrata al lavoro quando aveva 5 mesi e, nonostante il tiralatte, il flusso si è ridotto abbastanza rapidamente. Quando si attaccava la mattina e si accorgeva che il latte usciva più piano si staccava con stizza. Siamo quindi passati al latte artificiale senza tanti problemi, a parte le corse perché quando si sveglia e decide che ha fame la sente tutto il condominio (quanto è comodo il seno!).
    Alla fine quella che ci è rimasta un po’ male sono io, mi piaceva così tanto quella complicità.
    Ancora oggi a 16 mesi ogni tanto mi guarda nella scollatura, come a ricordare i bei tempi andati. Ma non si può lamentare certo visto che ha deciso lei di abbandonare il “distributore automatico”! 🙂
    ciao

  7. È un bellissimo pezzo.
    Mi chiedo se puó ancora valere per il mio Vikingo, che ormai é grande (20 mesi) ma vuole ancora la tetta (o ‘tetta tititta’, coma la chiama lui con un diminutivo che si é inventato)a tutte le ore del giorno e della notte. Adesso comincia a comportarsi come un bambino grandicello, ma quando si mette a succhiare fa ancora tutti i movimenti di un neonato, mi fa cosí strano vederlo.
    Altre mamme mi dicono invece che i loro figli hanno smesso spontaneamente di cercare la tetta a circa un anno di etá. Come mai certi bimbi vogliono smettere a cinque mesi e altri non ne vogliono sapere? C’é un orologio biologico nel cervello, fatto di mesasaggi ormonali, nato millenni fa per poter sopravvivere?
    Mia suocera mi ha detto questa settimana:’se ne vuole ancora vuol dire che ne ha bisogno’. Chissá di cosa ha bisogno in particolare. la vicinanza? e sí che lo coccolo molto. cibo no, perché mangia tutto il resto. Forse non lo coccolo abbastanza, o magari é piú sensibile lui. Chissá.

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