Quando torni a casa, prendi il resto

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Una piccola storia di provincia su una bravata di ragazzini, in cui entrano gli adulti forse con poco buon senso. Per riflettere sulla responsabilità

Foto di Scott Denny utilizzata con licenza CC Flickr
Foto di Scott Denny utilizzata con licenza CC Flickr
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, si aveva paura di andare a casa e prendere il resto.

Dicevasi prendere il resto, almeno qui in Veneto, il rincaro di punizione, paternali e, nei peggiori casi, perfino di botte, che aspettavano a casa il bambino/adolescente/giovane a seguito di qualche marachella combinata in ambiente extradomestico e già di per sé sanzionata da autorità formale o informale. Talvolta “il resto” era decisamente più temuto della sanzione stessa, soprattutto nei casi in cui la marachella fosse davvero poca cosa (una nota a scuola, un richiamo del parroco perché si entrava di nascosto a giocare nel campetto da calcio, ecc).

Tant’è, qualche giorno fa, sempre nella stessa galassia lontana lontana, un gruppo di ragazzini (14-15 anni) durante una festa paesana, entra nei locali di un centro ricreativo e, approfittando della distrazione di tutti – la festa si svolgeva all’esterno – ha la bella idea di svuotare il contenuto di un estintore su muri e pavimento. Sai le risate.

Senonché gli organizzatori si accorgono subito del gesto e senza stare troppo a ponderare la situazione – ad esempio capendo se tutti e cinque i ragazzi avessero compiuto il gesto o ci fosse stato qualcuno che fosse rimasto a guardare e, soprattutto, senza convocare i genitori – prendono secchio e straccio e lo mettono in mano ai cinque “piccoli furfanti” intimando loro di pulire subito tutto.

Visto che era in zona hanno pensato anche di far fare una romanzina dall’Alcalde locale che in quella galassia chiamano Sindaco.

Bene.

Ma in tutte le storie che iniziano con galassia, si sa, c’è un seguito (spesso mica solo uno). I genitori di uno di questi ragazzi pensa che così le cose non vanno bene e decide che arrabbiarsi non è sufficiente e sporge denuncia contro gli organizzatori della festa. Stando alle cronache galattiche le accuse sono: non si possono punire (e comunque far lavorare) minori senza il consenso dei genitori, gli estintori erano incustoditi, la polvere dell’estintore è tossica e non sono stati fatti lavorare in sicurezza.

A giorni, il malcapitato responsabile degli organizzatori andrà in udienza.

Perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché, secondo noi, è uno di quei casi in cui hanno un po’ torto tutti quanti. E forse anche un po’ ragione tutti quanti.
Uno di quei casi in non sai bene dov’è la ragione e ti ronzano per la testa sempre quelle due parole: buon senso. E’ una storia di educazione: educazione familiare, educazione sociale, educazione dei figli, educazione di una comunità. E’ una storia di responsabilità: a chi spetta l’educazione dei figli? Ai genitori o anche alla comunità? E i ragazzi devono o no prendersi le loro responsabilità di fronte alla comunità o questa deve sempre essere filtrata dai genitori?
Un piccolo episodio, accaduto in una galassia lontana lontana… Voi che ne pensate?

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21 COMMENTI

  1. Io avrei ” fatto i conti a casa ” come diceva mia mamma ( sto citando mia madre e già mi vergogno ).
    Altro che resto!
    In una galassia non troppo lontana, io ho ricevuto una lettera di scuse scritta a mano dal sedicenne vicino di casa che aveva esagerato durante una festa, e così tutti i condomini. Oltre alle scuse si offriva anche di aiutare in piccoli lavoretti domestici gratuitamente.
    La madre gli ha fatto sistemare i danni negli spazi comuni e gli ha chiesto (obbligato) di scrivere a tutti.
    Mi è sembrato un bel gesto, un gesto antico.

  2. Gae, questo post mi fa pensare a molte cose e non ho una risposta corretta. Da un lato credo che anche la comunità abbia un ruolo importante, specie quando i ragazzini sono grandicelli e non sono più sotto il controllo stretto della famiglia. Ma la famiglia non deve essere lasciata all’oscuro di comportamenti anticivici o pericolosi. Credo anche che il ragazzino, com’è naturale, si auto-assolverà se c’è un adulto che lo copre o lo difende, che sia il genitore o l’organizzatore.
    In questo caso mi pare che i ragazzi siano stati “coperti” dagli organizzatori della festa (che si sono accontentati di una lavata di capo senza informare i genitori), e in seguito dai genitori, che hanno denunciato gli organizzatori, spostando l’attenzione dalla natura del gesto, a una questione tra adulti che di fatto ha scagionato i ragazzi. Del resto, in Italia, la forma ci interessa sempre molto di più che la sostanza.

  3. Vedo che di pancia avremmo reagito tutti allo stesso modo e questo mi consola, perché pensavo di essere solo io il genitore forcaliolo e giustazialista.
    Credo però che sia importante, proprio nello stabilire un patto educativo con “Il villaggio” determinare i ruoli e le competenze. I genitori dovevano essere informati prima della punizione. Chiaramente questo partendo dal presupposto che gli stessi genitori, una volta informati, non avessero comunque preso le difese dei figli in modo così acritico.
    Insomma si, sono d’accordo anche io, ci mancherebbe, che serve un’alleanza educativa (a proposito, nessuno ha notato che è stato coinvolto il sindaco?) ma alleanza è condivisione e condivisione è fatica. Una fatica che dobbiamo cercare di fare insieme. Chi è insegnante o educatore (come me) e anche genitore sappia che non ci sono sconti: tocca fare la fatica due volte, ma magari abbiamo il vantaggio di sapere di cosa parliamo. Forse.

    • Verissimo: è una gran fatica persino riuscire a parlarsi e ci vuole tanta buona volontà e buon senso da entrambe le parti. Però non è impossibile.

  4. Cosa ne penso Gaetano? Eccessi su tutti i fronti. Eccessiva la bravata dei ragazzi, eccessiva la reazione degli organizzatori ( più che eccessiva, io avrei fatto ripulire tutto con la lingua, direi avventata: convochi i genitori, infili mascherine ai simpatici burloni se proprio questi estintori sono così tossici, e lo sono sia quando imbratti i locali che quando li ripulisci, e via di straccio ), eccessiva la denuncia del genitore in modalità “mi* figl* è una creatura, come vi siete permessi!!!!”
    Non è “lavorare”, quello che è successo. E’ rimediare a un attimo di demenza, per evitare magari che si ripeta in futuro.
    Collaborazione fra adulti è l’ingrediente che manca nell’intera vicenda, per come la vedo io.

  5. Invece di ringraziare la comunità che ci aiuta ad allevare i figli, la perseguiamo…mio marito ed io non vogliamo fare i genitori da soli! Vogliamo una mano dall’intero villaggio, almeno quando noi non siamo presenti

    • Vero. Non sempre però il villaggio si comporta come vorremmo. A volte però nemmeno noi genitori ci comportiamo come vorrebbe il villaggio. Come si fa a capire dove sta il giusto mezzo? Ho provato a rispondere in modo un po’ più articolato in un commento più in alto, qui. Grazie mille per il tuo contributo.

      • Esattamente!
        Sono contenta di vedere che non sono la sola a pensarla così. Mi sembra di essere attorniata da genitori che giustificano e difendono i figli a spada tratta anche di fronte alle peggio bravate.
        Io sono sicuramente un po’ Hitler, ma se c’è una cosa che non tollero è il non rispetto!

  6. Io mi chiedo solo che razza di adulti possano diventare questi ragazzi. Se per ogni cavolata i genitori prendono le loro difese sempre e comunque, che insegnamento possono trarne?
    Ci si lamenta che stiamo diventando sempre più estranei, che le persone non si fermano se qualcuno è in difficoltà o se si vede un’ingiustizia, certo che se chi interviene, come in questo caso, giustamente aggiungo io, finisce in udienza, la prossima volta farà finta di niente e si volterà dall’altra parte. E a quei genitori vorrei dire che in questo modo non solo non hanno insegnato nulla ai propri ragazzi ma hanno anche delegittimato una società che a insegnarli qualcosa ci ha provato.

    • Questa è la sfumatura più triste di tutta la faccenda: hanno perso un’occasione di perseguire il bene comune. Critico tantissimo i genitori, spero si sia capito. D’altro canto non è più possibile educare “a mano libera”, d’istinto. È pur vero che non parliamo di bambini ma di ragazzotti oramai grandicelli, probabilmente gli organizzatori sarebbero stati più accorti se si fosse trattato di persone di 9-10 anni, ciò non toglie che serve rigore. Spero che almeno questo sia quello che rimarrà di questa brutta vicenda: il significato non è “non si può più far rimediare ai danni fatti” ma “prima di far rimediare al danno, avvisiamo chi di dovere”

  7. Ci ricordiamo che le cose sono tossiche solo in determinati momenti… Chi rompe paga, chi sporca pulisce, PERSINO se è minorenne.
    Che fatica se tutto è così incartato su se’ stesso. Che fatica non aver mai una solidarietà educativa tra adulti ma andare sempre gli uni contro gli altri. Genitori contro insegnanti e così via…

    • Vero è pazzesco. Però, avendo la fortuna di vivere questa possibile/impossibile alleanza dai due lati del tavolo, ti dico che non è affatto facile. In nessuno dei due ruoli. Come ho scritto più su, è una gran faticaccia.

  8. Inizio a rimpiangere le ciabatte educative del dottor Scholl.
    Tu hai sporcato, tu pulisci. Il mondo è una cosa semplice. Sì, sarà tossico il contenuto dell’estintore, ma lo era anche quando ci giocavi. #botteforti #piùfortiancora

    • Mio padre aveva quelli di legno con la cinghietta sottile di cuoio. Non aveva una gran mira, facile che colpisse me perché ero quello più corpulento dei fratelli (anche se non era colpa mia). Nel mio mondo ideale gli organizzatori avrebbero dovuto chiamare i genitori e informare che c’era stato il danno. I genitori, con il capo cosparso di cenere avrebbero acconsentito a far pulire tutto e si sarebbero sincerati a casa, eventualmente, il reale coinvolgimento del figlio (che tanto mezz’ora di lavoro socialmente utile non fa certo male).

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