6 cose da non fare quando i figli hanno paura

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I bambini convivono con la sensazione di paura molto più di quanto sia evidente a molti adulti. Per alcuni bambini la paura è un elemento fortemente limitante, per altri è una vaga sensazione di timore di fronte ad una situazione meno nota. Che si tratti della paura del buio, o della paura di fare il bagno, o di ragni o cani, o della paura di iniziare una nuova attività, c’è sempre una paura in agguato, e il modo in cui noi genitori reagiamo di fronte alle paure dei nostri figli, segnerà il modo in cui loro impareranno ad affrontarle.

©Rolands Lakis - foto flickr.com utilizzata in licenza Creative Common
©Rolands Lakis – foto flickr.com utilizzata in licenza Creative Common

Non tentare di usare la logica

Supponiamo che vostro figlio non voglia fare un’azione che per voi è assolutamente normale. Prendiamo un esempio probabilmente noto a molti: non voler lavare una parte del corpo in cui c’è una piccola ferita. Supponiamo che la ferita sia vecchia di due giorni, e sia coperta da una minuscola crosticina, e vostro figlio continui ad urlare come un dannato ogni volta che la sfiorate. E’ ora di lavare le mani, e lui piange rifiutandosi di passare la mani sotto l’acqua e ancor meno insaponarle. Voi iniziate a parlare di germi da mandare via, spiegate che l’acqua è tiepida, e giurate sulla buonanima di vostra nonna che il sapone non brucia. Eppure, semplicemente, non funziona.
La paura non ha nulla di razionale, ed è questo il motivo per cui il vostro tentativo di convincerlo con la logica non può funzionare. State semplicemente parlando lingue diverse. Il sapone brucerà la ferità, i mostri vivono nell’armadio, e i fantasmi si affacciano da sotto il letto appena voi uscite dalla stanza, inutile tentare di convincerli del contrario.

Invece una tecnica che può funzionare è quella di creare una distrazione, tipo iniziare un gioco, cantare una canzoncina, dire una filastrocca per lavare le mani. Soprattutto per i più piccoli, può essere una salvezza, ma è anche una buona tecnica da insegnare ai più grandi: “so che il temporale ti fa paura, proviamo ad ascoltare insieme un po’ di musica”.

Non imbrogliarli

Supponiamo che vostro figlio si rifiuti di farsi la doccia, per paura dell’acqua negli occhi, cosa pensate di fare? Non pensavate mica di imbrogliarlo, stile guarda che hai una formichina nell’ombelico e appena piega la testa in giù voi con una rapidissima mossa gli inondate la testa con il getto dell’acqua, vero??? No, così non va proprio. Forzare qualcuno contro la sua volonta a fare una cosa di cui ha paura, non è una buona mossa. A volte finisce bene, ma il più delle volte non fa che aumentare l’ansia verso la causa della sua paura. Provate invece a procedere a piccoli passi, guadagnandovi la loro fiducia, e permettendogli di acquisire fiducia in se stessi. Dividere un passo lungo in tanti piccoli, ci fa sembrare la distanza più percorribile.

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Non deriderli

Cercare di sminuire la sua paura prendendolo in giro, o dicendo (ai maschi) di comportarsi da uomo, non fa altro che peggiorare la situazione, aumentando il suo senso di insicurezza e il sentirsi inadeguato. Questo è vero indipendentemente dal fatto che sia una paura “ragionevole” o meno. Al contrario è importante aiutarlo a descrivere l’emozione che prova, e la paura è una emozione degna di nota come le altre. Provate a pensare che la paura il più delle volte è quella che ci impedisce di metterci nei guai, di procedere con cautela nelle situazioni di pericolo, insomma è un campanello di allarme molto utile. Per questo è importante il suo riconoscimento, il dire “mi sembra che tu abbia paura di..” e sottolineate quanto la sua reazione sia perfettamente normale. Il primo passo per superare una paura, è di accettarla. Partiamo da lì anche noi, accettando noi per primi la loro paura, e insegniamo loro a fare altrettanto. A volte la semplice accettazione è un’ottima cura.
Per i più piccoli si può provare a fare un disegno di ciò che li spaventa ad esempio, o inventare una storia insieme che gli permetta di vivere indirettamente la situazione che li spaventa di più.

Non fare confronti

State cercando di introdurre vostro figlio ad un corso di ginnastica o ad una festa di compleanno, o a qualsiasi altro evento ludico, solo che lui si è infilato tra le vostre gambe, ha afferrato i pantaloni e non ha nessuna intenzione di mollarvi per unirsi a quell’orribile gruppo di bambini. Inutile dirvi che non serve a nulla fargli notare il fatto che gli altri bambini siano tutti felici e contenti, e che si stanno divertendo. Si lo so che lo avete fatto anche voi, ci sono caduta anche io, e ho imparato presto che non serve nemmeno fargli notare che con questo comportamento idiota si sta perdendo il meglio della festa. Fargli notare la differenza tra lui e gli altri non fa altro che confermargli che lui è diverso dagli altri, ed è proprio per questo che lui non si unirà mai al resto del gruppo.
Aiutatelo a concentrarsi su se stesso, sottolineando i suoi punti di forza personali – “uh guarda stanno facendo dei salti, proprio come quelli che fai anche tu quando siamo a casa nel salotto. Tu sei proprio bravo a saltare!”.

Se l’età lo consente potete chiedergli cosa lo spaventa e quale pensa sia la cosa peggiore che può capitargli. Magari ha paura che qualcuno rida di lui, oppure pensa che voi lo abbandonerete lì appena si lancerà nel gruppo. In base a quali sono le sue paure potete provare a rassicurarlo. Non anticipate le risposte però, se ha paura di una cosa e voi gli parlate di altro potreste sollecitare una nuova paura (“cosa??? Avevi intenzione di uscire e lasciarmi qui appena mi metto a giocare con gli altri bambini???) e farlo rimanere attaccato a voi ancora di più.
Ricordatevi che molti bambini odiano le transizioni, e hanno bisogno semplicemente di un po’ di tempo per abituarsi all’idea.

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Evitare le raccomandazioni inutili

Un genitore un po’ ansioso può avere la tendenza ad esagerare con le raccomandazioni: non correre in discesa altrimenti cadi, fai attenzione su quello scivolo, attento sugli sci mi raccomando, piano in bicicletta. Se ci fermiamo un attimo a pensare a quante volte queste raccomandazioni hanno avuto un riscontro positivo, del genere sperato, ad esempio che il duenne smetta di correre in discesa o che il cinquenne rallenti in bicicletta, ci rendiamo conto di quanto queste raccomandazioni siano sostanzialmente inutili. Al contrario in un bambino con un temperamento pauroso possono essere molto dannose, rinforzando la sensazione di paura e di insicurezza. Se vostro figlio sta per fare qualcosa aiutatelo a focalizzare sugli aspetti divertenti e positivi invece che sui potenziali pericoli.

Guidare, non proteggere

Spesso confondiamo il nostro ruolo di genitori e tendiamo a proteggere troppo i nostri figli. Per paura che si facciano male o che non siano pronti ad effettuare certi passi, li teniamo sotto la nostra ala protettiva più a lungo di quanto sia effettivamente necessario per la loro sicurezza. Così facendo rischiamo di passargli il messaggio che il mondo là fuori è un luogo pericoloso, e che loro non sono assolutamente pronti ad affrontarlo.

Ricordiamo invece di porci come guida, per insegnare loro ad osare, ma in sicurezza. Per usare una metafora utile, è un po’ come per l’arrampicata in montagna, bisogna imparare a valutare i rischi per agire sempre in sicurezza, senza per questo impedirsi di godere di paesaggi mozzafiato raggiunti non senza una notevole fatica.

Mi ricordo mia nipote a 6 anni, che camminava in cima ad una fune in un percorso tra gli alberi, e aveva una fottutissima paura, e noi sotto ad incoragiarla e a dirle che se voleva poteva scendere, che non aveva bisogno di farlo. E lei lì sulla fune che andava avanti passo dopo passo, dichiarando a sé stessa a voce alta: ho paura, ma lo faccio lo stesso.

(Foto credits ©Rolands Lakis)

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7 COMMENTI

  1. Sono ormai nonna e il mio nipotino soffre spesso di ansia e paure varie.Ti ringrazio per questo post che mi ha “ricordato” il mestiere di mamma, ma anche…..quello di nonna 🙂

  2. Oddio mi sono sciolta alla frase della nipotina 🙂 Ne posso aggiungere un’altra? Una frase che ho fatto mia di recente: “La paura è la tua migliore amica”, che sarebbe poi la traduzione italiana di un libro in tedesco non ancora tradotto, “Die Angst, dein bester Freund ” scritto da uno scalatore famoso Alexander Huber.
    Per me è un tema importante, perché nel corso degli anni ho vissuto sempre di più la paura come una sensazione paralizzante in grado di offuscare la mia mente oltre che bloccare il corpo. Cioè non è che crescendo necessariamente si ha meno paura, si ha paura di cose diverse: di guidare dopo un incidente, di parlare in pubblico e fare figuracce, del capo stronzo che ti può ricattare e mettere in difficoltà… quindi per me è diventato fondamentale con mia figlia insegnarle a usare la paura nel modo giusto.
    Quando lei mi dice di avere paura le chiedo “Che cosa ti sta dicendo la paura?”, e lei mi risponde : “che posso cadere / che posso andare a sbattere ecc.”, allora le dico “Ok ascolta la paura e cammina piano/ usa il manubrio della bicicletta ecc.”. E vedo che come d’incanto si sblocca e inizia ad agire.
    Un po’ diverso è il discorso della paura per esempio davanti alla televisione, perché quella è una paura per così dire inutile. A meno che non ci siano scene veramente orripilanti ho deciso di non fare come facevano i miei genitori, cioè cambiare subito canale ai primi accenni di paura, perché a me è arrivato il messaggio che non sono in grado di sostenere niente. Ma se in un programma per ragazzi c’è una scena che fa paura, mi metto accanto a mia figlia e prendo in mano un cuscino da alzare quando la scena diventa troppo forte. Di solito qualche secondo dopo è finito tutto e io e lei siamo ancora lì a continuare a guardare.

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