1000 giorni per imparare a nutrirsi

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Vi raccontiamo gli esiti di un workshop tenuto dal nutrizionista Dott. Giorgio Donegani sull’alimentazione del bambino nei suoi primi 1000 giorni di vita, organizzato nell’ambito del progetto “Osservatorio 1000 giorni”, supportato dal magazine Quimamme.

foto di nvainio utilizzata con licenza CC Flickr
foto di nvainio utilizzata con licenza CC Flickr
I primi 1000 giorni di vita sono decisivi per “programmare” il proprio rapporto con l’alimentazione. Si considera questo periodo da quando il bambino è nella pancia della mamma, quindi durante la gravidanza: una interessante premessa per tenere sempre a mente che un bambino sta crescendo e formando il suo futuro, anche prima della nascita.
Questo ci fa comprendere quanto sia importante iniziare subito ad impostare correttamente un’alimentazione equilibrata, non solo del bambino, ma anche della mamma, che per 9 mesi fa “da tramite”, per un benessere futuro. Infatti, non molti sanno che in questo arco di tempo si gioca la partita per schivare l’attivazione dei geni ereditari dell’obesità e della celiachia.

Le 4 tappe di questi 1000 giorni sono la gravidanza, l’allattamento, lo svezzamento e infine il post-svezzamento, momenti vissuti spesso con attesa e dubbi dai neogenitori. Per questo il Dott. Donegani ha risposto, con grande pazienza, alle domande concitate di noi genitori fornendo dati molto interessanti raccolti grazie al progetto Osservatorio Mamme Alimentazione.

Durante la gravidanza è essenziale: controllare il proprio peso, eliminare completamente gli alcolici (sembra incredibile ma ancora il 16% delle donne in gravidanza non elimina l’alcol!), seguire una dieta variegata prediligendo frutta e verdura e infine monitorare la crescita del feto.
Un aspetto sottovalutato frequentemente è l’idratazione e quindi bere molto e bene.
La bella notizia è che assumere 30 grammi al giorno di cioccolata fondente per una futura mamma, non solo non fa male, ma anzi migliora l’umore.

In questo periodo e durante l’allattamento l’alimentazione è importante anche perché se la mamma mangerà in modo vario e sano il bambino sarà poi più propenso ad accettare nuovi gusti.
E’ emerso che l’80% delle mamme intervistate allatta al seno: un buon numero che ci fa credere che le campagne a sostegno dell’allattamento abbiano prodotto risultati.
Ricordate che è fondamentale aspettare almeno l’anno di vita del bambino per introdurre il latte vaccino, anche diluito, soprattutto se è ancora un alimento esclusivo o prevalente, in quanto troppo ricco di proteine, scarso di ferro, di acidi grassi “buoni” e di alcune vitamine molto importanti (tra cui la D e alcune del gruppo B) per lo sviluppo.

Lo svezzamento classico è solitamente introdotto tra il 4° (un po’ precoce, spesso adatto a bambini nutriti con latte artificiale) e il 6° mese di vita.
Questo periodo può essere non facile per molti genitori, perché il cambiamento radicale di abitudini in alcuni bambini provoca uno stress al momento del pasto e quindi delle chiusure. Ricordiamoci sempre di “metterci nei panni” del bambino che dal seno morbido e caldo della mamma e dalla posizione di abbraccio dell’allattamento, passa ad un cucchiaio con cibo non meglio identificato! Che ne dite? Vi basta questa immagine per capire quanto può essere difficile accettare quel cibo, anche se buono?
E’ anche consigliabile educare i piccoli da subito ad un gusto con poco sale e zucchero: non cibi sciapi e insipidi, anzi! Questo è un modo per esaltare e non coprire il sapore diverso di ogni cibo ed è un’abitudine utile anche da adulti: diminuire sale e zucchero è salutare per tutta la famiglia. Avere un neonato da svezzare in casa, può essere un momento di riflessione sull’alimentazione di tutti. Se non avete mai provato, siete ancora in tempo, perché in sole tre settimane ci si abitua a mangiare in modo diverso grazie alla gradualità.
Altro errore sottovalutato che emerge dallo studio è l’eccedere con le proteine, pensando che siano il meglio per la crescita del bambino. In realtà non si dovrebbe superare l’8% del nutrimento giornaliero, per non predisporli ad una obesità futura.
La forza dei bambini è che si sanno autoregolare: rispettiamoli quindi ed assecondiamo questa capacità spontanea e incontaminata, non forzandoli o, ancora peggio, usando il cibo come premio o punizione.
Può accadere anche che le bizze a tavola siano una richiesta di attenzione, cercate quindi di dedicarvi a loro e mantenere la calma con pazienza: il cibo all’inizio può essere vissuto come un estraneo, ma facciamolo di tutto perché non diventi antipatico.

Nel post-svezzamento i consigli più importanti sono: dare il buon esempio a tavola consumando frutta e verdura noi per primi, non esagerare con le porzioni e non trattare il bambino a tutti i costi da adulto. E’ essenziale puntare molto sulla prima colazione come pasto fondamentale che detti il ritmo della giornata e come momento di aggregazione della famiglia, fondamentale anche dal punto di vista psicologico.
Altra regola da ricordare: rispettare le tre ore di distanza tra i cinque pasti della giornata, non facendo mai mancare la bottiglietta dell’acqua per bere a portata di mano del bambino. Mangiare di continuo, infatti, predispone a un rapporto scorretto con il cibo: meglio avere un sano appetito da soddisfare al momento del pasto.

L’incontro con il Dott. Donegani ci ha convinto, perché è stato un dialogo all’insegna della professionalità ma allo stesso tempo della praticità, concretezza e consapevolezza dei bisogni dei genitori.

L’iniziativa Osservatorio Mamme Alimentazione, supportata dal Gruppo Sfera e Food Education Italy in collaborazione con il Campus Biomedico di Roma e il Politecnico di Milano, si pone l’obiettivo di individuare il comportamento delle mamme ed il cibo con i bambini perché le buone abitudini e prassi prevalgano sempre di più nelle famiglie, raccogliendo le testimonianze di più di 15.000 mamme attraverso la compilazione ed elaborazione di questionari.

Se i temi trattati vi hanno interessato e volete saperne di più trovate le risposte in questa pagina Dossier “I primi 1000 giorni” o seguendo sui social l’hashtag #osservatorio1000giorni

– di Maria Cimarelli –

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